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Lucchini, la promessa di Cevital: «Pronti a investire 1 mld di euro»

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Il nr. 1 di Cevital Issad Rebrab nuovo proprietario della Lucchini
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Il numero uno di Cevital Issad Rebrab

Saluti, strette di mano e qualche «bienvenue» forzato da parte delle istituzioni, arrivate in gruppo per accogliere il salvatore della Lucchini, Issad Rebrab. C’è il governatore Enrico Rossi, il sindaco Massimo Giuliani, il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo. Del resto, il patron Cevital, pronto a rilevare le acciaierie Lucchini di Piombino, si dice pronto a investire anche un miliardo di euro sul sito toscano.

Rebrab: «Piombino deve diventare il centro mondiale dell’acciaio di qualità» Una visione importante che si snoda in tre pilastri: siderurgia, logistica, agroalimentare. Partiamo dal primo. Nell’offerta sono presenti due forni elettrici con cui far ripartire il ciclo integrale di produzione dell’acciaio: il primo, ha ribadito anche ieri Cevital, sarà in funzione entro diciotto mesi a partire dal passaggio ufficiale di proprietà (previsto per marzo), il secondo entro ventiquattro. Saranno alimentati con il rottame, anche se il gruppo sta valutando di costruire un impianto di preridotto (materiale da cui si può ricavare l’acciaio) in Algeria, dove i costi del gas sono un quinto di quelli italiani- «Farlo a Piombino non avrebbe senso» dice Rebrab, rispondendo indirettamente ad Antonio Gozzi di Federacciai, che aveva avanzato proprio questa proposta. «Stiamo anche per realizzare un centro di studio sull’acciaio, in collaborazione le università di Pisa e Milano, perché se non facciamo una ricerca per sviluppare la qualità dell’acciaio tra dieci anni rischiamo di chiudere – avverte Rebrab – Piombino deve diventare il centro mondiale dell’acciaio di qualità».

rebrabUrge un nuovo regolamento urbanistico Qua però si apre una questione importante: i nuovi impianti dovranno nascere lontano dal centro cittadino e per far questo serve stilare un nuovo regolamento urbanistico. Da qui, l’appello perché le autorizzazioni vengano rilasciate al più presto. Cevital infatti vuole iniziare subito, anche sull’agroalimentare. Non appena insediato, il gruppo algerino commissionerà a tre o quattro aziende lo smantellamento della vecchia fabbrica, per poi passare alla bonifica del terreno e alla costruzione del nuovo impianto. «Sarà un capannone da 150mila tonnellate» assicura. Per questo settore (di cui Cevital è leader in tutto il Nord Africa) ci sono quattro progetti in ballo che comprendono il metanolo biodisel, i succhi di frutta e la lavorazione della soia, utile sia per fare olio che mangime per animali. Ma gli algerini hanno fretta di dare il via anche alla parte logistica, dato che ci sono già delle operazioni in gioco, legate al marchio Hyunday, di cui Cevital è investitore. «Abbiamo progetti con Giappone per i pezzi di ricambio e negli Stati Uniti per i terminal container: mettendo insieme questi progetti vogliamo fare di Piombino il centro di una piattaforma logistica che permetterà di esportare prodotti europei in nord Africa». Un’idea che piace molto a Rossi, mentre Rebrab propone una soluzione per facilitare questo scambio di mercati: «creare una sottodogana che permetterà maggiore velocità sia nelle esportazioni che nelle importazioni».