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Pirelli pronta a lasciare la Toscana. I 390 dipendenti di Figline rischiano di saltare

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Tra il gruppo Pirelli e la Toscana è sempre più vicino il divorzio. Un piano di razionalizzazione, quello del colosso del pneumatico, che prevede l’alienazione di sei stabilimenti in tutto il mondo dedicati alla produzione in house dello Steel Cord, il filo d’acciaio che costituisce la struttura del pneumatico. Un intervento da cui non rimarrebbe immune lo stabilimento di Figline Valdarno con i suoi 390 dipendenti.

L'incontro con la Regione Toscana La conferma arriva direttamente dall’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini che, insieme a Provincia di Firenze e al Comune di Figline ha incontrato il 4 luglio scorso i vertici dell'azienda e oggi ha risposto a due interrogazioni presentate in Consiglio Regionale. «In quell'incontro – ha detto l'assessore – ho riferito che la Regione teme il rischio di depotenziamento dello stabilimento di Figline, in particolare nel caso di cessione ad un concorrente diretto, e ho chiesto di capire bene che tipo di garanzie potranno esserci per l'azienda toscana e per chi vi lavora. Ascoltate le posizioni dell'azienda, al termine della riunione, ho espresso la mia insoddisfazione, poiché alla richiesta di garanzie a salvaguardia del territorio e dell'occupazione, almeno per il momento, non sono venute risposte positive».

L'allarme dei sindacati Parole dure e amare che fanno da eco all’allarme lanciato dai sindacati lo scorso mese di maggio che, rispetto alle indiscrezioni sui nuovi assetti societari, avevano incontrato nel centro Piero Pirelli a Milano l’azienda. Allora il quadro che emerse apparve fin da subito molto chiaro. Il settore dello Steel Cord di Pirelli, infatti, ad oggi da lavoro a circa 2500 persone con stabilimenti in Italia, Germania, Romania, Brasile, Turchia e Cina. Un ramo di attività che produce materiale per la casa madre ma anche per altri concorrenti quali Dunlop, Good Year e Continental. Considerato il quadro di riferimento internazionale l’azienda ha deciso che questo non sia più un business e si è fatta largo la convinzione che acquistando il filo d’acciaio in conto terzi vi possa essere un risparmio.

Le reazioni Uno scenario che aveva scatenato le ire delle organizzazioni sindacali preoccupati dal possibile acquisto di questo ramo d’attività da concorrenti del settore. Se è vero, infatti, che nello stabilimento di Figline avviene la fase di progettazione e per Pirelli fino ad oggi è stato strategico per i sindacati ad eventuali «concorrenti, che hanno già la fase di progettazione in proprio, potrebbero interessare solo gli stabilimenti esteri del gruppo, laddove c’è un basso costo del lavoro». Il rischio è che gli altri si salverebbero e Figline andrebbe inevitabilmente incontro alla chiusura. Una possibilità, questa,  ribadita dal gruppo anche all'assessore Simoncini a cui è stato spiegato come l’azienda sia impegnata nella ricerca di nuovi partner e motivata con la necessità di colmare il gap di competitività creatosi con gli altri produttori globali di pneumatici, che da tempo hanno dismesso la produzione in proprio di filo d'acciaio e lasciato il campo a imprese specializzate.

Il braccio di ferro con la Regione «Pur non mettendo in discussione le ragioni che portano il gruppo Pirelli a una razionalizzazione della produzione, come Regione – ha concluso Simoncini – abbiamo chiesto che sia garantito il mantenimento dell'occupazione e la dimensione strategica dello stabilimento di Figline, per il ruolo primario che esso riveste nella produzione di Steel cord sia con la presenza della ricerca che del quartier generale dell'azienda B.U. Steel cord''.