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Figlie di Eva. Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi sul palco del Teatro Moderno

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Un cast d’eccezione per una rivalsa tutta al femminile. Anche questo è “Figlie di Eva”, lo spettacolo in scena martedì 14 gennaio alle 21 al Teatro Moderno di Grosseto, che sarà anticipato dall’incontro con gli attori e dall’aperitivo alle 18.30 sempre in via Tripoli. La regia dello spettacolo è di Massimiliano Vado, mentre le protagoniste sono tre volti noti del cinema e della televisione italiana: Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi (anche co-autrice del testo con Vincenzo Alfieri e Grazia Giardiello).

Lo spettacolo “Figlie di Eva” è la storia di tre donne sull’orlo di una crisi di nervi che sanno tirare fuori le unghie: Elvira, Vicky e Antonia (le cui iniziali, non a caso, compongono l’acronimo del nome Eva) sono legate a vario titolo allo stesso uomo, sostanzialmente un egoista e ingrato, un politico spregiudicato, corrotto e doppiogiochista, candidato premier alle elezioni. Elvira è la sua assistente perfetta, Vicky la moglie e Antonia la ricercatrice universitaria che sta aiutando il figlio del politico a laurearsi. L’uomo, dopo averle usate per raggiungere i suoi obiettivi, le scarica senza mezzi termini. Le tre protagoniste, dopo un tentativo di vendetta personale che nessuna di loro riesce a realizzare, pur inizialmente detestandosi, si uniscono per vendicarsi. Ingaggiano un giovane e sprovveduto attore squattrinato, Luca, interpretato da Marco Zingaro, e usano tutti i loro trucchi per trasformarlo nell’antagonista perfetto: lo istruiscono, lo sistemano e lo preparano, fino a fare di lui un avversario così forte da riuscire a battere il cinico candidato premier proprio sul terreno in cui si sente più forte, la politica. La pièce racconta con leggerezza e vivacità comica una vicenda che parla di solidarietà femminile e fa riflettere sulla condizione della donna, in una “battaglia fra sessi” ancora attuale e che vede oggi la donna costretta a qualche passo indietro di troppo nei confronti di una figura maschile che talvolta sa risultare autoritaria, dispotica e prevaricante. Ma la rappresentazione è anche una pungente satira sull’attuale arrivismo politico e una caricatura delle figure spesso meschine e carrieriste che popolano la scena istituzionale.