SIENA – Sono un po’ più chiari i contorni della morte di Franca Genovini. L’anziana ritrovata senza vita nella sua abitazione a Castellina in Chianti il 7 agosto 2024.
Secondo gli inquirenti a ucciderla sarebbero state Denise Duranti, 37enne residente a Siena e nipote acquisita della donna, e Erica Cuscela, 25 anni, originaria di Taranto ma che abita nel Vicentino.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Siena e condotte dai Carabinieri di Castellina, dal Nucleo Investigativo di Siena e dalla polizia giudiziaria, hanno portato alla luce gravi indizi di colpevolezza.
Tutto è partito dal rinvenimento del cadavere: segni sul volto, una mano e un foro di agopuntura sul braccio hanno subito fatto scartare l’ipotesi di una morte naturale, aprendo un fascicolo per omicidio doloso.
Le prove raccolte: videosorveglianza, chat e perizia medico-legale
Gli inquirenti hanno setacciato telecamere comunali, tabulati telefonici, intercettazioni, perquisizioni e sequestri di cellulari e computer, con il supporto del Ris di Roma. Elementi chiave:
Le due donne si trovavano nell’abitazione della Genovini la mattina del 7 agosto, per alcune ore (non sempre insieme), come confermato da video e traffico telefonico.
La 25enne di Vicenza arrivò in auto dal convivente, mentendo sul motivo del viaggio; una delle indagate usò poi l’auto della vittima.
Il giorno stesso del delitto, una delle due vendette gioielli d’oro della Genovini (valore oltre 6.000 euro) a una società di Poggibonsi, ordinando di bonificare metà della somma alla complice; contanti per oltre 3.000 euro e una carta Postamat furono rubati e usati per prelievi in Veneto.
Nei cellulari, chat cancellate e ricerche web rivelano la pianificazione: metodi per uccidere (veleni, iniezioni d’aria, candeggina, benzodiazepine, soffocamento) e quotazioni dell’oro. Intercettazioni mostrano la loro paura per l’autopsia.
Testimoni cruciali: un commerciante di Castellina e un amico della vittima, che si recò a casa sua quel giorno.
Calunnia e depistaggi
La 37enne senese è accusata anche di simulazione di reato (denunciò un falso accesso al cellulare) e calunnia continuata contro due ex affittuari macedoni, assenti dall’Italia quel giorno. Preparò una lettera anonima con minacce per indirizzare i sospetti su di loro.
La perizia conferma l’ipotesi violenta
Prima dell’arresto, la Procura attese la perizia collegiale (medico legale, tossicologo, biologo): esclude cause naturali, colloca la morte nel lasso di tempo della presenza delle indagate, rileva benzodiazepine assunte o somministrate oralmente e ipotizza un soffocamento in contesto delittuoso. I consulenti di difesa contestano, ma gli accertamenti proseguono.
Il Gip ha accolto la richiesta per tutti i reati tranne la simulazione (pena troppo lieve), ravvisando pericolo di reiterazione e, per una indagata, di inquinamento probatorio. Le due si conoscevano via rete per problemi economici.







