Monia Monni
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FIRENZE – La Regione Toscana rilancia la battaglia sulle liste d’attesa in sanità con un piano da 32 milioni per il 2026, affinando strategie collaudate.

In particolare, il potenziamento delle attività interne ai presidi, risorse extra per il privato convenzionato e quesiti diagnostici standardizzati per visite ed esami.

Per contrastare l’aumento del 43% della domanda di visite e prestazioni ambulatoriali tra il 2019 e il 2024, la Regione verifica l’appropriatezza delle prescrizioni e amplia l’attività aggiuntiva di medici e tecnici oltre l’orario ordinario.

Di qui, 20 milioni (2 in più del 2025) per l’interno dei presidi e 12 milioni extra per il privato accreditato, che porta totale a 329 milioni. Quattro milioni sono vincolati a monitoraggi: andranno alle Asl che ridurranno i tempi su specialità critiche come dermatologia e oculistica.

“Si tratta di un investimento forte – commentano il presidente Eugenio Giani e l’assessore Monia Monni – che sta totalmente sulle spalle della Regione perché, al di là delle chiacchiere, il governo non ha messo un euro in più sul contenimento delle liste d’attesa”.

Giani sottolinea: “In Toscana la sanità è al primo posto dell’agenda politica e non giochiamo solo in difesa ma all’attacco”.

Chirurgia: più ortopedia complessa e rispetto tempi
Sul fronte operatorio, la Regione chiede alle Asl un aumento di interventi ortopedici ad alta complessità, per frenare le fughe verso regioni vicine. Obiettivo: rispettare i tempi per il 90% delle classi A (entro 30 giorni, rischio rapido aggravamento) e B (entro 60, grave dolore o disfunzioni).

Nel 2025, i ritardi maggiori riguardano tumore alla prostata (65,8%) e protesi d’anca (72,9%), ma bastano 252 interventi in più per centrare il target. L’anno scorso, le misure hanno recuperato quasi 16mila chirurgia e 356mila ambulatoriali; Monni prevede ulteriori progressi.

Appropriatezza: quesiti standard per tagliare abusi
Le prescrizioni sono esplose. Più 41% di visite specialistiche e +49,8% diagnostica dal pre-Covid al 2025, con troppa medicina difensiva, disallineamenti tra medici e visite ripetute. Eppure, nel 2025 l’79,8% delle prime visite e il 91,3% delle diagnostiche è stato offerto nei tempi. “Perché alle tante richieste che crescono, a volte inappropriate – spiega Monni – ci sono bisogni veri che rischiano di affogare”.

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