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FIRENZE – La Toscana si conferma la regione italiana più “bio” d’Italia, con il 36,5% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) dedicata all’agricoltura biologica, contro una media nazionale del 20,2%.

Sono oltre 237 mila ettari coltivati a bio e più di 7.600 operatori, di cui circa 2 mila associati a Cia Toscana, in un contesto sostenuto da 12 distretti biologici, 231 milioni di euro dal CSR 2023-2027 e fondi specifici per le mense scolastiche.

È quanto emerso oggi a Firenze durante l’incontro transfrontaliero “Sostenibilità, produzioni certificate e biologiche”, organizzato nell’ambito del progetto INN-Pratica (programma Interreg Marittimo IT-FR), coordinato da Cia Toscana e moderato dal direttore Giordano Pascucci.

“Un terzo dell’agricoltura regionale è biologico – ha detto Claudio Capecchi, vicepresidente Cia Toscana. – Ora serve portare reddito concreto alle imprese: il bio interessa sempre di più i consumatori, ma dobbiamo tradurre questa attenzione in valore economico, garantendo sicurezza alimentare e sostenibilità delle aziende, oggi ancora sostenuta da interventi pubblici. La Regione ha investito in linea con la superficie bio, ma va snellita la burocrazia e comunicati meglio ai consumatori i servizi ecosistemici offerti dall’agricoltura biologica».

Sara Turchetti (Irpet) ha delineato il quadro delle produzioni: stabili le vigne dopo anni di crescita, in calo l’olivo dal 2023, mentre cereali come grano duro e tenero registrano flessioni. Le aziende biologiche toscane risultano più giovani (età media 56 anni contro 63 delle convenzionali), con maggiore presenza femminile (35%), maggiore longevità (tasso di mortalità aziendale al 46,8% contro il 60% medio) e dimensioni più elevate (35 ettari medi contro 10). Significativo il dato sulla misura 11.1 del 2015: dopo dieci anni, l’83,7% dei beneficiari è ancora attivo e il 77,9% ha mantenuto il metodo biologico.