PIOMBINO – Snam punta a mantenere ancora a lungo nel porto di Piombino il rigassificatore Italis Lng.
Mossa legata dalla crescita della domanda di gas e dalle previsioni di un ulteriore aumento dei consumi energetici legati ai data center.
Nell’istanza di Valutazione di impatto ambientale (Via), presentata dall’azienda al ministero dell’Ambiente il 23 giugno scorso, non è indicato un limite temporale per la permanenza della nave. La procedura è attualmente aperta alle osservazioni degli stakeholder, che potranno essere presentate fino al 10 ottobre.
In occasione dell’assemblea di bilancio della scorsa primavera, Snam aveva annunciato agli azionisti l’intenzione di valutare «la migliore soluzione per garantire l’esercizio del terminale, con un orizzonte temporale in linea con altri terminali di rigassificazione». Un riferimento che potrebbe indicare una permanenza di circa vent’anni. Nel 2022, del resto, la richiesta iniziale dell’azienda prevedeva la presenza della nave a Piombino per 25 anni.
Il precedente dei tre anni
All’epoca si arrivò a un compromesso sulla base della proposta avanzata dal presidente della Regione Toscana e commissario governativo Eugenio Giani, che fissò in tre anni la permanenza del rigassificatore. Giani si è successivamente dichiarato contrario a un prolungamento dell’attività, assumendo una posizione vicina a quella del sindaco di Piombino Francesco Ferrari, da sempre contrario alla presenza della nave nel porto.
Al momento, tuttavia, né la Regione né il Comune hanno espresso una posizione ufficiale sulla nuova istanza presentata da Snam.
La volontà politica del governo di mantenere operativo il rigassificatore apre però lo spazio a diverse ipotesi. Tra queste, quella di un accordo basato su compensazioni per il territorio, a cominciare da una riduzione del costo dell’energia per le imprese locali.
Il Comitato chiede pareri negativi
Un’eventuale intesa non è auspicata dal Comitato Salute Pubblica Piombino, che chiede al Comune e alla Regione di presentare pareri negativi nell’ambito della procedura di Via. L’associazione sollecita gli enti locali a mantenere una posizione coerente con le prese di posizione espresse negli ultimi anni contro la permanenza della nave nel porto.
Resta inoltre da individuare chi avrà l’ultima parola sul futuro dell’impianto. Il decreto Infrastrutture prevede infatti la nomina di un commissario straordinario del governo per gli impianti di rigassificazione.
Il commissario resterà in carica per nove mesi e subentrerà, senza soluzione di continuità, nei procedimenti amministrativi già avviati relativi agli impianti interessati dal provvedimento. Opererà con i poteri e secondo le modalità già attribuite al precedente commissario, in questo caso Eugenio Giani.
Secondo quanto dichiarato da Snam nelle scorse settimane, in occasione della presentazione dei risultati trimestrali, con la nomina del commissario «le nuove istanze di Valutazione d’impatto ambientale e di Autorizzazione unica per la Fsru di Piombino, presentate al Mase il 23 giugno 2026 mediante due distinte procedure ordinarie, confluiranno in un procedimento unico». L’iter dovrà concludersi entro 200 giorni dalla decorrenza del Dpcm di nomina.
La nuova domanda globale di gas
La guerra in Ucraina ha accelerato il ricorso al gas naturale liquefatto – fino al 2020 copriva meno di un quinto degli approvvigionamenti – a componente oggi superiore a un terzo del totale nazionale.
L’Italia dispone di cinque punti di importazione di Gnl. Tra questi, i rigassificatori di Piombino e Ravenna, entrati in funzione dopo la crisi del 2022, possono gestire ciascuno fino a 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Secondo l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, i due impianti hanno avuto un ruolo decisivo. «Secondo qualche scenario di qualche anno fa — ha dichiarato — queste infrastrutture non sarebbero state necessarie. Bene, grazie a queste infrastrutture in questi ultimi tre anni il Paese è rimasto acceso».
Scornajenchi è intervenuto il 22 settembre alla presentazione di Polaris, il nuovo osservatorio mensile realizzato da Snam per analizzare l’evoluzione del settore del gas. In Italia, nell’arco di quindici anni, il consumo lordo di energia primaria è diminuito da circa 2.000 a 1.600 terawattora.
Nei primi otto mesi del 2026 la domanda complessiva di gas è cresciuta del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il gas resta la principale fonte primaria del Paese e copre circa il 40% della produzione elettrica nazionale. L’incremento ha raggiunto il 10% nel comparto della generazione termoelettrica, sostenuto dai picchi estivi dei consumi per il condizionamento.
A fronte di una riduzione del 17,7% della domanda di gas nell’Unione europea tra il 2021 e il 2025, a livello globale si registra invece una forte crescita dei consumi elettrici legati ai data center e all’intelligenza artificiale. Il gas è considerato una delle fonti più adatte a rispondere alle variazioni del carico, grazie alla sua flessibilità.
Secondo l’ultimo rapporto di BloombergNEF, il gas dovrebbe coprire il 69% dell’energia richiesta dai nuovi impianti collegati alla rete negli Stati Uniti. Nei prossimi dieci anni, fino al 2035, il consumo di gas destinato alla produzione elettrica per i data center potrebbe aumentare di 424 milioni di metri cubi al giorno.







