FIRENZE – Calano le nascite in Toscana come nel resto d’Italia.
La Regione chiede perciò al governo di rivedere parametri e soglie che regolano l’apertura dei punti nascita, oggi fissati su numeri che risalgono a dieci anni fa, quando la natalità era più alta.
L’appello arriva dal presidente della Toscana Eugenio Giani e dall’assessore al diritto alla salute e alle politiche sociali Monia Monni.
«La situazione mi preoccupa – afferma Giani –. In diverse realtà ospedaliere della Toscana siamo già sotto i cinquecento parti l’anno». Sono sei i punti nascita che non raggiungono la soglia minima (Portoferraio, Barga, Borgo San Lorenzo, Montepulciano, Poggibonsi, Montevarchi), con Cecina che si sta avvicinando pericolosamente al limite. Criticità anche tra i punti nascita di secondo livello, dove la soglia è di mille parti l’anno: alle Scotte di Siena i numeri sono già scesi sotto.
«Ho paura – prosegue il presidente – che, nello stare dietro solo ai numeri, il Ministero e il Governo, così come hanno deciso di commissariare la Toscana sull’accorpamento scolastico, possano imporre la chiusura dei punti nascita: una scelta che avrebbe evidenti e pesanti riflessi sui territori».
Monia Monni conferma la linea della giunta: «Noi faremo di tutto, come sempre abbiamo fatto, per portare avanti richieste di deroghe, ma è il Governo e il Ministero che alla fine decide. Non si può ridurre i servizi così tanto da renderli rarefatti e complicare il vivere in un territorio. È una battaglia che vogliamo portare avanti in maniera condivisa anche con le altre Regioni, perché purtroppo il calo e l’inverno demografico che stiamo vivendo non riguarda soltanto la Toscana».
Giani avanza anche una proposta concreta di revisione dei parametri nazionali: «Portiamo la soglia da cinquecento a quattrocento parti l’anno per i punti nascita di primo livello e da mille a ottocento per le realtà di secondo livello». Il presidente invita inoltre a favorire la nascita dei figli nel territorio di residenza: «Nell’area metropolitana fiorentina c’è la tendenza ad andare alla maternità di Careggi e questo rischia di portare sotto i cinquecento parti altre realtà».
Ad oggi in Toscana sono attivi ventidue punti nascita. Tre strutture – Portoferraio all’Isola d’Elba, Barga in Garfagnana e Borgo San Lorenzo nel Mugello – operano già da tempo in regime di deroga ministeriale, essendo sotto la soglia dei cinquecento parti l’anno. In questi casi ha prevalso il criterio dell’isolamento geografico e la garanzia di livelli di sicurezza considerati comunque adeguati per mamme e neonati.
Altri tre punti nascita sono scesi sotto soglia e, per continuare ad operare, dovranno essere autorizzati dal Ministero con specifica deroga: l’ospedale dell’Alta Val d’Elsa a Poggibonsi (Siena), gli Ospedali Riuniti della Val di Chiana a Montepulciano e il Nuovo Ospedale del Valdarno a Montevarchi. Rimane sopra il limite l’ospedale di Cecina, che nel 2025 si è tuttavia avvicinato al valore minimo previsto.







