SIENA – Siena balza sul terzo gradino del podio negativo per ore di cassa integrazione autorizzate nel 2025, con un balzo del 231,7%.
Solo due province italiane fanno peggio, secondo lo studio della Uil Toscana che denuncia una crisi diffusa nel tessuto produttivo regionale.
In Toscana, gli ammortizzatori sociali passano da 36,3 milioni di ore nel 2024 a oltre 43 milioni nel 2025, con un incremento del 18,5%. “Una condizione di difficoltà ancora diffusa nell’occupazione”, spiega il rapporto, riportato dal Corriere di Siena. A Siena, il dramma è amplificato dalla crisi di Beko: a dicembre i 154 lavoratori rimasti sono stati fermi a zero ore, mentre negli altri undici mesi hanno lavorato meno di un giorno su tre. Si aggiunge il caso Paycare, chiuso il 31 dicembre dopo anni di cassa. Non va meglio altrove: Telco e Capaccioli riflettono una deriva preoccupante. Corriere di Siena – Post Beko Corriere di Siena – Paycare
Le province toscane affondano in massa: Pisa (+30,4%), Grosseto (+21,7%), Pistoia (+20,8%), Firenze (+19,7%) e Livorno (+12,4%). Solo Arezzo, Prato e Lucca registrano cali modesti. L’incremento regionale è legato alla dipendenza dall’export (40% del Pil) e dalle Pmi (95% delle imprese). Settori come tessile (Prato ko per concorrenza cinese), meccanica (Pistoia e Firenze penalizzate dall’automotive) e porto di Livorno (traffico merci -8%) trainano i dati negativi. Eredità della pandemia: catene di fornitura fragili e costi energetici alle stelle (+25% per le imprese). A ciò si somma un calo della domanda estera, con export in contrazione.
“Questi numeri non sono un fulmine a ciel sereno, ma il frutto di una crisi strutturale aggravata da mancati investimenti e politiche industriali deboli”, avverte Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana. “Il ricorso crescente agli ammortizzatori sociali colpisce lavoratrici e lavoratori, con ricadute su redditi e stabilità”.
Il sindacato lancia un appello per il 2026: “Serve un cambio di passo con investimenti mirati, politiche occupazionali efficaci, tutela dei salari e vigilanza sulla cassa integrazione”. Fondamentale la collaborazione tra governo, Regione e imprese per trasformare gli ammortizzatori in leve di rilancio, specie per turismo e manifattura. Pronostico cupo: i dati del prossimo anno potrebbero essere ancora peggiori.







