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PRATO – Prima volta storica per una procura toscana.

La sezione di Prato ha ottenuto dal Tribunale di prevenzione di Firenze un provvedimento di amministrazione giudiziaria contro un’impresa che ha sfruttato manodopera attraverso l’intermediazione di due aziende cinesi. Lo ha annunciato oggi il procuratore Luca Tescaroli.

La società coinvolta, Piazza Italia con sede a Nola (Napoli), titolare di un noto brand di moda, avrebbe affidato dal 2022 la produzione di capi d’abbigliamento a due ditte cinesi pratesi.

Queste ultime operavano con turni massacranti di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, e retribuzioni inferiori al contratto nazionale di lavoro. Risultato, secondo la Procura: un margine di profitto del 300% sui costi di produzione, a scapito dei concorrenti onesti.

L’inchiesta del Gruppo anti-sfruttamento

Il fulcro investigativo è stato condotto dal Gruppo anti-sfruttamento dell’Asl Toscana Centro, in collaborazione con Guardia di Finanza e Polizia Municipale. La novità sta nell’estensione dell’accusa di sfruttamento: non solo ai titolari cinesi delle officine pratesi, ma anche al committente nolano, rea di non aver vigilato sulle condizioni di lavoro.

Le perquisizioni non hanno rilevato contratti formali per le commesse né “audit” sui siti produttivi. L’azienda si limitava a controllare la qualità dei capi ricevuti, ignorando il resto.

Superato il problema di competenza territoriale – la sede è a Nola – il Tribunale ha confermato che il provvedimento può essere richiesto da una Procura circondariale. Primo caso in Toscana, ma non isolato: la Procura di Milano ha adottato misure analoghe contro grandi case di moda per irregolarità simili, con produzioni in condizioni di caporalato vendute poi a prezzi premium grazie al brand.

Durata “terapeutica” dell’amministrazione

Il provvedimento durerà un anno, con una funzione “terapeutica” secondo la Procura: permette all’azienda di continuare l’attività sul mercato, ma obbliga a recidere i legami con fornitori sleali, tutelando i lavoratori.

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