Tempo di bilanci in casa Mps. La banca ha chiuso il primo semestre 2026 con un utile netto di oltre 1,1 miliardi di euro (+25,3% rispetto allo stesso periodo del 2025). Bene i ricavi saliti del +4,1%, per un totale di 4.024 milioni di euro. Mentre i costi operativi sono scesi dello -0,7% a 1.724 milioni. Il risultato operativo netto del semestre è salito dell’8,2% a 2.008 miliardi.
Sono i conti presentati questa mattina da Rocca Salimbeni. Un momento atteso dagli analisti. Alla luce dei chiarimenti che Mps vorrà dare sulle operazioni in corso del risiko bancario che la vede sotto la Opas ostile di banca Intesa San Paolo.
Mutui e credito alle imprese
Nei primi sei mesi dell’anno la banca ha erogato mutui alle famiglie per 3,6 miliardi e 5,5 miliardi di credito al consumo.
“Ciò che questi numeri rappresentano – ha detto l’ad di banca Mps Luigi Lovaglio – in realtà è la fiducia delle famiglie, delle imprese e dei territori. La fiducia resta uno degli asset di maggior valore che una banca può avere e Monte Paschi non è semplicemente un insieme di attivi, è una rete di relazioni, conoscenze e fiducia costruita nel corso di generazioni”.
“La questione – ha proseguito – non è solo quanto valga oggi Mps ma quale valore la nostra banca possa generare per questo Paese domani”. Il riferimento chiaro è proprio all’Opas di Intesa Sanpaolo, che porterebbe alla divisione della banca in due.
“Le filiali sono antenne”
“Mps non è solo un insieme di filiali, è una rete di relazioni, conoscenze e fiducia. Le filiali non sono muri, sono antenne e ogni giorno raccolgono segnali dall’economia reale e trasformano il risparmio locale in credito, il credito in investimenti, gli investimenti in crescita economica. Se il sistema perde potenza le imprese ricevono meno energia, ovvero meno credito, con decisioni più lente e costose e minore sostegno all’economia reale”.

I dati della semestrale
Nel primo semestre, prosegue la nota della banca, le commissioni nette sono salite del +3,6% a 1.288 milioni, con un margine di interesse sostanzialmente stabile a 2.097 milioni (+0,3%) mentre gli altri ricavi della gestione finanziaria sono saliti del +21,3% a 605,9 milioni.
Il risultato operativo netto del secondo trimestre è salito a 1,06 miliardi (+11,8% sul trimestre precedente e +12,7% sul 2025), grazie all’accelerazione dei ricavi (+5,4% sul trimestre e +5,3% sull’anno), spinti “dall’eccellente performance” delle commissioni (+8,4% e +9% rispettivamente), dal “buon andamento” del margine di interesse (+2,5% sul trimestre e +0,6% sul 2025) e da costi operativi sotto controllo (+1,1% sul trimestre e -2,2% sull’anno).
Proseguita anche la crescita dei volumi degli impieghi, saliti del +5,6% sul 2025 e dell’1,8% sul trimestre, spinti dalle erogazioni di mutui ipotecari alle famiglie (3,6 miliardi nel semestre) e dal credito al consumo (5,5 miliardi). La raccolta totale si attesta a circa 300 miliardi, in crescita di 10 miliardi sul primo trimestre 2026 e di oltre 18 miliardi su giugno 2025, supportata da oltre 12 miliardi di flussi lordi di wealth management.
L’incidenza dei crediti deteriorati lordi sul portafoglio crediti (npe ratio lordo) ammonta al 2,5%.







