SIENA – “La riflessione più seria sarebbe da porre su un altro piano: può un drappellone essere realizzato come piena espressione artistica di un autore? Se si considera la comprensione che come contemporanei abbiamo dell’opera d’arte, come frutto cioè della più totale libertà espressiva dell’artista, la risposta è certamente no”.
Sono queste le parole che il Rettore del Collegio dei Correttori di Siena, don Enrico Grassini, ha scritto dopo le numerose polemiche che hanno (come spesso accade) rannuvolato le ore successive alla presentazione del drappellone dell’artista Teodora Axente.
Il “cencio” è stato presentato lo scorso lunedì, 10 agosto, nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico a Siena, e ha, fin da subito, suscitato non pochi tumulti.
La polemica
Oltre all’assenza dei cavalli e alla simbologia giudicata tetra e inquietante, la figura che ha fatto parlare di più è stata quella di Maria. Un volto dai tratti androgini e uno sguardo non esattamente materno hanno composto una figura che è stata giudicata decisamente non coerente con le raffigurazioni canoniche della Madonna. Anzi, addirittura offensiva e non meritevole della benedizione.
E’ infatti tradizione senese quella di benedire il “cencio” nelle ore precedenti la corsa. E già ad agosto 2018 l’allora Vescovo di Siena Antonio Buoncristiani si era rifiutato di benedire il drappellone dell’artista espressionista polacco Charles Szymkowicz. Siena si è domandata, in questi giorni, se la storia si sarebbe ripetuta.
La risposta della Chiesa
E quindi arriva la risposta della Chiesa senese. “Il problema quindi non è certo se “ammettere” o meno il drappellone in uno spazio sacro, al rito collettivo della cosiddetta “benedizione del palio”, che non è una benedizione ad una stoffa dipinta, evidentemente, ma come il rito stesso esprime è la benedizione del Signore che il vescovo invoca sulla Città fatta di persone, di vite, di storie di dolore e di gratitudine”, continua don Enrico Grassini.
Di questa “confusione” il Correttore non incolpa l’artista, che anzi dimostra di conoscere anche nella formazione e nelle sue radici artistiche e culturali. La “strigliata” è rivolta ad altre orecchie.
“L’artista deve essere edotto ben prima di concepire l’opera: deve vivere, toccare e percepire il magnetismo che i luoghi del Palio emanano, deve confrontarsi con chi vive la quotidianità di Siena e dei suoi rioni, e dare voce, pur coi suoi linguaggi, ad una comunità intera, prima ancora che limitarsi alle indicazioni asettiche di un regolamento”, spiega Grassini.
“E questa sensibilità, almeno nel caso attuale, è stata oggettivamente messa in pratica dal Comune, avendo ospitato a Siena l’artista in diverse circostanze. Forse – continua Grassini – doveva essere solo un po’ più accompagnata nel viaggio dell’anima che ancora oggi, nonostante le crisi, questa Città propone”.
Arte o regola?
Si torna quindi a domandarsi dove inizia la libertà artistica e dove finisce invece il confine di regole che la committenza impone e che non sono da superare.
E’ giusto che un’artista esprima a tutto tondo la sua arte o è invece più giusto che si attenga, come nella tradizione delle commissioni medievali, a ciò che il committente richiede? Sempre che il committente sia chiaro, ha inteso Grassini.
“Anziché improvvisarsi improbabili censori ed esperti di iconografia sacra, si accompagnino piuttosto gli artisti, come comunità, a percepire sulla propria pelle quello che significa l’opera che dovranno compiere”, aggiunge Grassini.
“Opera che non sarà solo sottoposta al giudizio più avvezzo dei critici d’arte, ma ad un comune sentire di popolo che giudica sì, forse, per istinto, ma chiunque abbia a cuore di distaccarsi dalla superficialità e dalla banalità, giudica col cuore di chi sa che, nel bene o nel male, vinca o non vinca, quell’opera gli appartiene, perché parla di sé”, dichiara Grassini.
“A servizio di questo dialogo costruttivo – conclude Grassini – si pone in maniera convinta la Chiesa di Siena, in particolare i Correttori, che vivendo il loro ministero sacerdotale costantemente a contatto con la quotidianità della Contrada, sanno bene quanto il linguaggio della bellezza dei segni muova i cuori, e verso quale direzione li muova”.







