MASSA – La Procura dei minori di Genova ha chiuso le indagini preliminari sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne di Massa ucciso la notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma, nel centro storico della città.
Delle tre persone minorenni all’epoca dei fatti, solo una – il giovane ex pugile attualmente detenuto a Genova – sarebbe indagata per omicidio volontario in concorso con uno dei maggiorenni.
Per gli altri due minorenni cade invece l’ipotesi di omicidio: restano le accuse di rissa aggravata dalla presenza di minori e di lesioni ai danni del cognato della vittima, Gabriele Tognocchi.
Le accuse: omicidio per uno, rissa e lesioni per gli altri due
L’avviso di conclusione delle indagini, datato 3 agosto, distingue nettamente le posizioni dei tre ragazzi. Solo al minorenne ex pugile, difeso dall’avvocato Nicola Forcina, viene contestato l’omicidio volontario in concorso con il maggiorenne Eduard Alin Carutasu, per il quale procede la Procura ordinaria di Massa.
Agli altri due minorenni, assistiti dall’avvocato Alessandro Maneschi, la Procura dei minori ha invece notificato solo le accuse di rissa aggravata e lesioni personali nei confronti di Tognocchi, che quella sera fu ferito gravemente durante la colluttazione. Per loro è quindi caduta l’ipotesi di reato più grave inizialmente prospettata.
Resta per tutti e tre la contestazione di aver partecipato alla rissa insieme ai due maggiorenni, Eduard Alin Carutasu e Jonut Alexandru Miron, nel corso della quale maturò l’omicidio di Bongiorni.
La dinamica: un rimprovero, parole pesanti, poi la colluttazione
Secondo la ricostruzione degli investigatori dei carabinieri di Massa, integrata da filmati di telecamere di sorveglianza e dalle testimonianze raccolte, la tragedia nacque da un banale rimprovero. Bongiorni e il cognato Tognocchi, mentre passeggiavano in piazza Palma con i familiari, avrebbero richiamato il gruppetto di giovani per il comportamento tenuto. Seguirono parole pesanti, poi la colluttazione degenerò rapidamente in aggressione.
Dagli atti emerge che uno dei maggiorenni, Carutasu, avrebbe sferrato un violento calcio al volto di Bongiorni, mentre il minorenne ex pugile lo colpì ripetutamente con pugni, anche quando la vittima era già a terra. A causare la morte del 47enne fu un “collasso cardio-respiratorio conseguente a massiva emorragia subaracnoidea secondaria a politrauma cranio-facciale”, come specificato nell’avviso di chiusura indagini.
Il figlio di 11 anni testimone dell’aggressione
Particolarmente drammatico il ruolo del figlio undicenne di Bongiorni, presente alla scena insieme alla famiglia. Il bambino assistette all’aggressione, vide il padre crollare a terra sotto i colpi ricevuti alla testa e lo chiamò più volte mentre giaceva ormai privo di sensi. I soccorsi non poterono nulla: l’emorragia cranica massiva provocata dall’aggressione non lasciò possibilità di recupero.
I prossimi passi: udienza preliminare per i maggiorenni il 24 settembre
Per i due maggiorenni, difesi dagli avvocati Enzo Frediani e Giorgio Furlan del foro di Massa, l’accusa di omicidio non è più aggravata dai “futili motivi”, come inizialmente ipotizzato. L’udienza preliminare a loro carico è fissata per il 24 settembre davanti al giudice dell’udienza preliminare di Massa.
I tre minorenni hanno invece venti giorni di tempo dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini per esercitare le facoltà previste dalla legge: presentare memorie difensive, produrre documenti, richiedere al pubblico ministero il compimento di ulteriori atti investigativi, oppure chiedere di essere interrogati o di rendere dichiarazioni spontanee.
Con la chiusura delle indagini da parte della Procura dei minori di Genova si completa così il quadro delle posizioni giudiziarie relative all’omicidio di Giacomo Bongiorni, uno dei casi di cronaca nera più seguiti in Toscana negli ultimi mesi.







