È morto a 78 anni Fabio Mussi, una delle figure storiche della sinistra italiana e, soprattutto, uno degli uomini che più a lungo hanno tenuto insieme due anime della Toscana.
Quella operaia di Piombino e quella intellettuale e politica di Pisa. Nato il 22 gennaio 1948 in una famiglia di operai, Mussi si iscrisse al Partito comunista italiano a 17 anni. Ma fu a Pisa, alla Scuola Normale, che la sua formazione politica e culturale prese definitivamente forma.
Gli studi alla Scuola Normale di Pisa
Arrivò alla Normale nel 1967, dopo aver superato il concorso di ammissione alla Classe di Lettere. Nello stesso concorso c’era un altro giovane destinato a diventare protagonista della politica italiana: Massimo D’Alema. I due diventarono amici e compagni di quella stagione irripetibile che fu il Sessantotto pisano. Parteciparono alle contestazioni studentesche e vissero insieme gli anni in cui la Normale, come l’intera città, veniva attraversata dalla mobilitazione politica. D’Alema avrebbe ricordato anche le scorribande in motocicletta sulla Guzzi Lodola di Mussi e quei baffi fatti crescere, come molti altri studenti del movimento, quasi a segnare anche nell’aspetto il cambiamento dei tempi.
Pisa rimase per Mussi molto più di una parentesi universitaria. Alla Normale studiò tra il 1967 e il 1971 e all’Università di Pisa si laureò in filosofia con una tesi su Theodor Adorno e la Scuola di Francoforte. Intanto, però, la politica aveva già preso il sopravvento. Nel 1979 entrò nel Comitato centrale del Pci, diventandone il più giovane componente, e negli anni successivi fu vicedirettore di Rinascita, segretario regionale del partito in Calabria e condirettore de l’Unità. Nel 1992 arrivò in Parlamento, eletto nella circoscrizione che comprendeva Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara. Fu poi capogruppo del Pds-Ulivo alla Camera nel 1996 e vicepresidente della Camera dal 2001. Nel 2006, con il secondo governo guidato da Romano Prodi, divenne ministro dell’Università e della ricerca: un incarico che, per un uomo cresciuto politicamente alla Normale di Pisa, aveva anche un significato particolare.
Il rapporto con la terra d’origine
Ma Mussi non abbandonò mai il rapporto con la sua terra d’origine. Piombino rimase il punto di partenza e, in qualche modo, la lente attraverso cui guardare alla politica: quella città operaia dalla quale era partito il figlio di due lavoratori e che continuò a rappresentare una parte essenziale della sua identità politica. Anche dopo l’ingresso nelle istituzioni nazionali, il legame con la Toscana rimase forte, fino alla sua elezione nel 2006 nel consiglio comunale di Rio Marina, all’Elba.
Fu proprio sul rapporto tra appartenenza e idee che Mussi consumò una delle sue ultime grandi battaglie dentro la sinistra. Contrario alla nascita del Partito Democratico e alla confluenza dei Ds nel nuovo soggetto, nel 2007 partecipò alla fondazione di Sinistra Democratica. Da lì sarebbe arrivato a Sinistra Ecologia Libertà e, successivamente, a Sinistra Italiana, fino all’attuale Alleanza Verdi e Sinistra. Una traiettoria che attraversa quasi sessant’anni di storia della sinistra italiana, ma che in Toscana racconta soprattutto l’incontro tra due mondi: la fabbrica e l’università. Da una parte il figlio di operai che a 17 anni entra nel Pci; dall’altra lo studente della Normale che nel Sessantotto discute di politica, filosofia e società con D’Alema. In mezzo, una lunga carriera che lo ha portato ai vertici del Pci, del Pds e dei Ds, fino al governo e alla vicepresidenza della Camera.







