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Scuola, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che tratta le misure “per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027.

Tra i temi affrontati quello della composizione delle classi, per “garantire un’equilibrata composizione, funzionale alla qualità dell’azione educativa e didattica, alla piena fruizione del diritto allo studio e alla integrazione degli studenti stranieri”.

Nella scuola primaria, si legge, “il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non deve superare il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima”, si legge nel testo.

Per comprendere il fenomeno, una ricerca di Skuola.net spiega che la popolazione studentesca è composta da circa 930 mila studenti stranieri, che rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica totale. Di questi, quasi 2 alunni stranieri su 3 (65,2%) sono nati in Italia. Le cosiddette seconde generazioni.

Secondo Skuola.net si tratta dunque di “bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro paese, che quasi sempre parlano perfettamente l’italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell’apprendimento. Di conseguenza, se dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% si escludono le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all’estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all’ingresso, la percentuale delle classi critiche crolla drasticamente”.

Le scuole che superano il tetto del 30%

Secondo i dati elaborati, relativi ai dati del Ministero al 2022-23, in Italia sarebbero 4.223 (7,9%) le scuole in cui viene oltrepassata la soglia del 30% di stranieri, anche tenendo conto del dato, appunto, che quasi due alunni stranieri su tre sono nati in Italia e parlano italiano.

La maggior concentrazione di classi statali che supera la soglia del 30% è in Lombardia (17%), seguita da Emilia-Romagna (16%) che ha il primato nella scuola primaria (25%). Poi, Liguria (14%), Piemonte (11%), Veneto (10%) e Toscana (10%).

Nelle regioni meridionali, al contrario, la presenza di classi oltre il limite del 30% appare del tutto marginale, attestandosi allo 0,4% in Puglia e Sardegna, allo 0,6% in Campania, all’1,1% in Basilicata e all’1,5% in Sicilia.

Prato prima in Italia con il 28% di studenti stranieri

A livello provinciale, l’incidenza più elevata sul totale degli iscritti è a Prato (28%) e Piacenza (25%). In termini assoluti le presenze maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane come Milano (oltre 82mila studenti stranieri), Roma (66mila) e Torino (40mila).

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