FIRENZE – La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone e tre società nell’inchiesta sul crollo del cantiere del supermercato Esselunga di via Mariti, avvenuto il 16 febbraio 2024 e costato la vita a cinque operai.
L’udienza preliminare è fissata per il 17 dicembre davanti al gip Francesca Scarlatti.
Gli indagati sono Carlo Melchiorre, dirigente di Rdb.Ita e autore del progetto e delle schede di produzione dei prefabbricati; Alfonso D’Eugenio, rappresentante legale di Rdb.Ita e Italprefabbricati; Marco Passaleva, incaricato della progettazione strutturale esecutiva e della direzione dei lavori strutturali; Luca Dario Domingo Garini, rappresentante legale di Attività Edilizie Pavesi; e Riccardo Papi, collaudatore nominato da La Villata Spa. Le contestazioni riguardano anche le società Rdb.Ita, Italprefabbricati e Attività Edilizie Pavesi.
Le accuse
I pm Francesco Sottosanti e Alessandra Falcone contestano il reato di crollo, l’omicidio colposo plurimo, le lesioni personali gravi inflitte ad altri tre operai e violazioni delle norme sulla sicurezza. Nel crollo morirono Bouzekri Rahimi, 56 anni, Luigi Coclite, 59 anni, Mohamed Toukabri, 53 anni, Mohammed El Farhane, 23 anni e Taoufik Haidar, 42 anni.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, all’origine della tragedia vi sarebbe il cedimento di una trave prefabbricata, incapace di sostenere i carichi previsti per errori di calcolo e per un quantitativo insufficiente di armatura in acciaio. Gli inquirenti ritengono inoltre che la progettazione dei prefabbricati sia avvenuta in tempi troppo stretti, senza le verifiche necessarie su carichi, armature, conformità delle travi e documentazione tecnica.
Le responsabilità contestate
Melchiorre avrebbe realizzato il progetto dei prefabbricati in modo frettoloso, senza adeguati calcoli e verifiche, commettendo errori nella progettazione e nell’armatura della trave TL309-2P. D’Eugenio avrebbe imposto tempi e risorse insufficienti per la progettazione, puntando alla riduzione delle armature e consentendo l’immissione sul mercato di prefabbricati privi delle certificazioni previste.
Passaleva, secondo l’accusa, non avrebbe rilevato gli errori progettuali. Garini avrebbe omesso i controlli sulla sicurezza dei prefabbricati arrivati in cantiere, mentre Papi non avrebbe verificato la documentazione tecnica delle travi. Le carenze, secondo gli inquirenti, avrebbero favorito risparmi sui costi e l’accelerazione dei tempi di progettazione e realizzazione.







