LIVORNO – A Livorno parte un progetto pilota di lingua, cultura araba e sicurezza rivolto agli operatori delle forze di polizia.
L’iniziativa, intitolata «Comprendersi per operare meglio», punta a fornire strumenti linguistici elementari per il primo contatto con i cittadini, le emergenze e le attività di servizio quotidiane.
A promuoverlo sono i sindacati Unarma, Usif, Silp Cgil, Silf e Uil Fp, insieme al Consiglio di zona 1, alla comunità musulmana livornese e al security manager comunale Giampaolo Dotto. Il progetto è stato presentato il 21 ottobre presso la Casa di Quartiere dell’ex asilo Pian di Rota, in via delle Sorgenti.
Obiettivi del percorso
I promotori spiegano che il corso non vuole formare interpreti, ma offrire un lessico di base per comunicare in situazioni concrete: chiedere generalità, comprendere numeri, richiedere documenti e formulare richieste essenziali. La formazione includerà anche espressioni di uso comune e termini collegati all’attività operativa.
«Comprendersi può aiutare a comunicare meglio e, in determinate situazioni, anche a operare meglio», sottolineano i sindacati in una nota congiunta. Secondo i promotori, la sicurezza passa dalla preparazione tecnica e professionale, ma anche dalla capacità di comunicare e affrontare una società in trasformazione con strumenti adeguati.
Dialogo e convivenza
Il presidente del Consiglio di zona 1, Fabio Giachetti, ha definito l’iniziativa un progetto centrato su «dialogo, fiducia e convivenza». Ha ricordato che nel quartiere ha sede la moschea di Livorno e ha affermato che il corso può facilitare il lavoro delle forze dell’ordine con i cittadini stranieri, prevenendo incomprensioni.
«Sicurezza e integrazione non sono in contrapposizione: si rafforzano a vicenda», ha aggiunto Giachetti, secondo cui la sicurezza si costruisce anche attraverso conoscenza, rispetto e fiducia reciproca.
Le critiche della Lega
Il progetto ha suscitato le critiche della Lega. Susanna Ceccardi, europarlamentare e vicepresidente del gruppo Patrioti per l’Europa, e Carlo Ghiozzi, segretario provinciale del partito e capogruppo in Consiglio comunale, hanno contestato l’iniziativa: «A Livorno si sovverte tutto, persino il significato dell’integrazione. Anziché chiedere a chi arriva di imparare l’italiano, si propone di insegnare l’arabo ai nostri poliziotti. Una logica capovolta, che contestiamo con la massima fermezza».







