FIRENZE – Nella prima parte del 2026 l’economia toscana ha proseguito su un sentiero di crescita moderata, sostenuta soprattutto dai consumi delle famiglie e dalla spesa turistica.
L’indicatore trimestrale della Banca d’Italia (ITER) stima per il primo semestre un aumento del prodotto regionale dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, poco al di sotto della media italiana ma superiore alla crescita registrata nel 2025. Il quadro è però rimasto fragile: dopo un rafforzamento iniziale, la congiuntura ha rallentato nel secondo trimestre, anche per il peggioramento dello scenario internazionale legato al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Imprese: ripresa lenta e disomogenea
L’industria ha continuato la lenta ripresa avviata nella seconda metà del 2025, ma con risultati molto differenziati. La produzione è cresciuta nelle province di Firenze e Pisa, mentre è risultata sostanzialmente stabile nel complesso dei territori di Prato, Pistoia e Lucca. Il fatturato è migliorato soprattutto nelle imprese di maggiori dimensioni, mentre le aziende più piccole hanno incontrato maggiori difficoltà. Le esportazioni sono aumentate in modo marcato, ma il dato complessivo è stato trainato quasi esclusivamente dai metalli preziosi; farmaceutica e moda sono cresciute, mentre cartario e agroalimentare hanno retrocesso.
Costruzioni e turismo
Il settore delle costruzioni ha rallentato, pur beneficiando ancora dei lavori finanziati dal PNRR. La spesa pubblica per opere negli enti territoriali è cresciuta del 10 per cento nel primo semestre e il valore dei bandi di gara è quasi raddoppiato, segnale di una possibile vivacità futura. Nel terziario l’attività è rimasta debole, tranne nei servizi turistici: le presenze turistiche sono aumentate del 2,9 per cento nei primi sette mesi, grazie soprattutto ai visitatori stranieri, la cui spesa è salita del 14,4 per cento. Sono cresciuti anche i passeggeri negli aeroporti toscani.
Lavoro e famiglie
Il mercato del lavoro è rimasto stabile: l’occupazione è cresciuta appena dello 0,2 per cento nel primo semestre e il tasso di disoccupazione si è mantenuto al 4,4 per cento, inferiore alla media nazionale. Sono diminuite del 20,8 per cento le ore autorizzate di Cassa integrazione e dei fondi di solidarietà, soprattutto in pelletteria, metallurgia e trasporti. Il reddito disponibile reale è cresciuto solo dello 0,7 per cento, perché l’inflazione ha eroso i guadagni nominali: a settembre i prezzi sono saliti del 3,9 per cento, trainati da trasporti, energia e utenze. I consumi sono comunque aumentati dell’1,0 per cento, sostenuti dal credito e dal turismo.
Credito: famiglie in crescita, imprese in frenata
I prestiti al settore privato non finanziario sono aumentati dell’1,0 per cento su base annua a giugno, ma la dinamica è stata guidata dalle famiglie. Il credito alle imprese è invece diminuito dell’1,3 per cento, con una contrazione particolarmente intensa per le piccole aziende (-6,1 per cento) e per il settore edile. Sono cresciuti del 3,5 per cento i finanziamenti alle famiglie, sostenuti dal credito al consumo (+5,5 per cento) e dai mutui per l’abitazione (+3,5 per cento). La qualità del credito è rimasta elevata: il tasso di deterioramento si è stabilito all’1,3 per cento e i crediti deteriorati rappresentano il 3,3 per cento del totale.
Prospettive
Il bilancio complessivo è quindi quello di un’economia regionale resilientemente sostenuta dai servizi, dal turismo e dalla domanda delle famiglie, ma ancora esposta a incertezza. Gli investimenti restano contenuti, il credito alle piccole imprese fatica a ripartire e l’inflazione pesa sul potere d’acquisto. La solidità finanziaria delle imprese, la riduzione degli ammortizzatori sociali e la buona qualità del credito rappresentano tuttavia elementi di stabilità importanti per gli sviluppi dei prossimi mesi.







