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FIRENZE – A trent’anni dalla sua istituzione, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (Arpat) rischia di perdere la capacità di garantire le proprie funzioni essenziali, con ricadute dirette su controlli ambientali, qualità dei servizi e tutela della salute.

Lo denuncia in una nota Silvia Cerofolini, rsu di ARPAT, che punta il dito contro il progressivo depotenziamento dell’ente.

Finanziamenti fermi e blocco del turnover

Secondo la rsu, la Regione Toscana ha ridotto nel tempo i finanziamenti all’agenzia, bloccando assunzioni e il rinnovo della strumentazione, fattori che oggi rendono difficile assicurare le funzioni principali di ARPAT. Il contributo regionale, sostiene Cerofolini, è rimasto lo stesso di dieci anni fa, nonostante un’inflazione accumulata del 25% e almeno tre rinnovi contrattuali nel periodo. L’aumento dei costi del personale non è stato accompagnato da risorse adeguate, con difficoltà nel garantire il turnover e nel mantenere livelli di organico sufficienti a preservare competenze e qualità dei servizi.

Invecchiamento della forza lavoro e fuga di competenze

Il progressivo invecchiamento della forza lavoro e l’insufficiente ricambio generazionale stanno mettendo a rischio la continuità delle competenze tecniche e professionali dell’agenzia. Ai pensionamenti si sommano un elevato numero di rinunce e trasferimenti tra i neoassunti, aggravando ulteriormente la situazione e indebolendo la capacità operativa di ARPAT.

Controlli in calo e laboratori in difficoltà

Il drastico calo delle attività e delle capacità operative produce, secondo la rsu, risposte insufficienti alle esigenze della popolazione e delle categorie produttive, oltre a un minor controllo sul territorio. Risulta così difficile mantenere un numero adeguato di controlli di iniziativa rispetto alle pressioni ambientali e produttive del territorio toscano. Anche i laboratori, senza strumentazioni adeguate e risorse sufficienti, non riuscirebbero più a garantire la completezza delle analisi e il rispetto dei requisiti di qualità. La compressione dei tempi per l’espressione dei pareri, prevista dalle norme e funzionale alla competitività dei settori produttivi, impedirebbe approfondimenti e valutazioni ad alto contenuto tecnico in assenza di acquisizione e formazione delle professionalità necessarie.

L’avvertimento: “Ente inutile se non si inverte la rotta”

Cerofolini lancia un avvertimento netto: se non verrà immediatamente invertita questa volontà di depotenziamento, ARPAT rischia di diventare un ente inutile, non più in grado di assolvere ai propri compiti istituzionali. La rsu chiude con due domande aperte sulla strategia politica regionale: “Forse è questa la strategia politica? Forse in Toscana si pensa che non sia così importante la tutela dell’ambiente e della salute?”.

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