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Sono 6.281 gli animali selvatici ricoverati al Centro Lipu CRUMA di Livorno. Questo il bilancio del 2025. Un numero che è sintomo di eccellenza di una struttura unica, punto di riferimento in Toscana.

Di questi, più di 5.500 “ricoverati” sono uccelli, tra questi anche molti esemplari di specie protette, come la Berta maggiore e la Sciabica Minore. Sono invece 630 i mammiferi ricoverati al CRUMA, appartenenti a 22 specie diverse.

Oltre 3.000 di questi animali sono stati consegnati al centro da privati cittadini, testimoniando l’importanza dell’intervento in caso di ritrovamento.

Nell’occasione, abbiamo intervistato il responsabile del Centro, Nicola Maggi, per spiegare il valore di un centro come il CRUMA e le linee guida da seguire.

Com’è nato il centro CRUMA di Livorno?

«Il CRUMA di Livorno nasce quasi 40 anni fa. La sua storia è molto articolata: nasce con l’intento di ricoverare e curare gli animali marini e acquatici. Per ora il CRUMA è l’unico centro in Italia specializzato in questa attività. Il Centro nasce anche come supporto alla cittadinanza di Livorno, grazie alla collaborazione con il Comune e la Provincia. Inizialmente la sede era quasi in centro a Livorno: prima all’interno del Museo di Scienze Naturali, poi poco dopo al Parco Pertini “Parterre”. A metà degli anni ‘90, si è trasferito nell’attuale sede, in via delle Sorgenti».

Chi lavora al CRUMA?

«L’associazione è un’associazione di volontariato. Contiamo un bel numero di volontari: nel 2025 hanno svolto attività di volontariato 130 persone. Ovviamente ci sono anche delle figure professionali che non sono volontari, come i medici veterinari, i naturalisti e i biologi. Abbiamo anche dei volontari con queste competenze, però a loro si aggiungono figure professionali con contratto. Al di là di questo, la stragrande maggioranza dell’attività viene svolta da volontari di qualsiasi tipologia, non per forza con una formazione specifica, ma che dedicano il loro tempo alla cura degli animali».

È l’unico centro Lipu in Toscana?

«No, c’è un altro centro LIPU che si trova nel Mugello. E poi ci sono anche altre strutture non LIPU che sono centri di recupero o rifugi faunistici».

Qual è il vostro raggio di azione sul territorio regionale?

«Nasciamo, proprio per via della collaborazione con il Comune di Livorno e la Provincia di Livorno, per supportare principalmente il territorio livornese. Poi, in realtà, pian piano, le nostre attività si sono espanse, siamo diventati un punto di riferimento. Adesso la Regione ci ha affidato le attività di soccorso e recupero della fauna selvatica su tutta la provincia di Livorno, isole comprese, e Pisa. In realtà poi ci arrivano anche animali fuori dal nostro territorio di competenza. Alle volte è la Regione stessa che ci chiede di recuperare alcuni casi in altre strutture regionali, bisognosi di un iter di cure particolare che noi siamo all’altezza di fornire».

Quali sono gli animali maggiormente curati al centro?

«Nasciamo come centro per uccelli marini e acquatici, e lo siamo tuttora. Poi, la richiesta si è spostata anche su tutta la fauna selvatica, quindi ad oggi curiamo anche altre specie di animali. Curiamo la fauna omeoterma, l’avifauna e anche i mammiferi. Gli animali più ricoverati sono il rondone, il gabbiano reale, i piccioni, i ricci e i passeri».

Ci sono delle emergenze al momento?

«In questo momento no, ma abbiamo appena superato un inverno molto caldo, con sbalzi termici considerevoli, che ha messo a dura prova, ad esempio, i ricci. Ne abbiamo ricoverati a centinaia in pochi giorni: non riuscivano ad andare in letargo perché si sono riprodotti fino oltre la stagione riproduttiva, quindi i cuccioli erano troppo piccoli per andare in letargo perché erano nati troppo tardi. Si è trattato di un’emergenza notevole, abbiamo ricoverato un centinaio di animali in un mese e mezzo. Ora siamo in un periodo più tranquillo, anche se con numeri abbastanza elevati di ricoveri. Ma ci stiamo preparando alla primavera, che ormai è alle porte, e come tutte le primavere arrivano migliaia di animali».

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Proprio perché andiamo verso la primavera, quali sono le linee guida da seguire in caso di ritrovamento?

«La prima cosa è non intervenire, valutare attentamente la situazione, prendere informazioni o direttamente da noi o anche attraverso la nostra web app animaliferiti.lipu.it . Attraverso la piattaforma, rispondendo a delle semplici domande, si arriva a capire cosa si deve fare e cosa non si deve fare. Primo tra tutto, capire se l’animale è veramente da soccorrere oppure no. Se è da soccorrere, ci sono pochissime cose da fare: va preso (se non si tratta di un animale pericoloso), messo all’interno di una scatola di cartone con dello scottex sul fondo, e lasciato in un luogo tranquillo, caldo e al buio, per poi consegnarlo a un centro di recupero di competenza il prima possibile».

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