David Rossi morto nel 2013
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SIENA – Il consiglio direttivo della Camera penale di Siena e Montepulciano ha criticato duramente i metodi della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi e l’esposizione mediatica delle informazioni emerse sui lavori.

Per i penalisti, il modo in cui la vicenda viene trattata configura un “processo su pubblica piazza senza regole” e una violazione delle garanzie previste dall’ordinamento.

La Commissione, presieduta da Gianluca Vinci, ha indicato Giuseppe Mussari come presunto mandante di un’azione intimidatoria ai danni di Rossi e Gabriele Ceccherelli, detto “Zena”, come presunto organizzatore della fase operativa. Secondo quanto riferito da Vinci, l’azione inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps.

Le critiche dei penalisti

“Quanto sta accadendo, sia con riguardo al metodo utilizzato dalla Commissione d’inchiesta, sia con riguardo a quello ormai preoccupante e ricorrente di certa stampa, non è solo esercizio barbaro di una forma di processo su pubblica piazza senza regole, ma una pericolosa e reiterata violazione delle regole di convivenza che la nostra società si è data. Al di fuori di tali regole non c’è verità, non c’è giustizia”, afferma il consiglio direttivo della Camera penale.

I penalisti denunciano “ancora una volta il metodo contrario ad ogni garanzia prevista dal nostro ordinamento e dallo Stato di diritto”. La presa di posizione riguarda, spiegano, anche un fatto e una persona del territorio senese: l’avvocato Giuseppe Mussari, iscritto al foro di Siena. La Camera penale ricorda di aver sostenuto analoghe iniziative in altri territori e di voler continuare a farlo “senza stancarci”, come fa l’Ucpi.

Per l’associazione, il metodo della Commissione e il richiamo al diritto di cronaca da parte della stampa “sono al più ascrivibili al gossip giudiziario”. L’obiettivo, secondo i penalisti, consisterebbe nel trasferire l’accertamento dei fatti e delle responsabilità “agli schermi delle tv”, anche quando non esiste un procedimento penale. La gravità della vicenda, aggiungono, risulta accentuata da “un corto circuito” tra una presunta soluzione politica e una vicenda che “ancora giudiziaria non è”: la Commissione, in questa lettura, “abdica al suo ruolo istituzionale per diventare palcoscenico di solo consenso a scapito e dispetto delle garanzie del cittadino coinvolto”.

Michelotti prende le distanze

Anche all’interno di Fratelli d’Italia emergono perplessità. Il coordinatore regionale toscano Francesco Michelotti ha dichiarato: “Non voglio saperne nulla, io mi occupo di Forteto. Dico solo che a Siena il sentimento è un altro”.

Michelotti ha così evitato di associarsi alle ricostruzioni avanzate dalla Commissione presieduta dal compagno di partito Gianluca Vinci. Le sue parole, riferite da La Nazione e riprese dalla stampa locale, segnalano una distanza politica dalle ipotesi che chiamano in causa Mussari e Ceccherelli, senza però entrare nel merito delle singole testimonianze.

Le ricostruzioni della Commissione restano, ad oggi, ipotesi da verificare e non equivalgono a responsabilità giudiziarie accertate. Mussari ha respinto le accuse definendole “una follia” e “una calunnia”, mentre Ceccherelli ha dichiarato di non avere alcun legame con la vicenda.

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