La manifestazione del 6 marzo 2016
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“Di sicuro c’è solo che è morto”. Titolava così il 16 luglio 1950 L’Europeo l‘inchiesta che Tommaso Besozzi realizzò intorno alla morte di Salvatore Giuliano.

Agli annali della storia del giornalismo il suo attacco: “Chi è stato a tradirlo? Dove è stato ucciso? Come? E quando? La grande maggioranza dei siciliani non crede alla descrizione ufficiale del conflitto nel quale ha trovato la morte Salvatore Giuliano”. Incipit che smontava i canoni del giornalismo tradizionale e scaricava sul lettore le domande che ponevano dubbi rispetto alla versione ufficiale. Che non aveva convinto.

Oggi, a distanza di 76 anni da quei fatti quel titolo e alcune di quelle domande potrebbero essere le stesse anche per la morte di David Rossi, responsabile della comunicazione di banca Mps, morto nel 2013. Con una sola variante: “Di sicuro c’è solo che è stato ucciso”.

David Rossi è morto giovane, aveva solo 52 anni. Una brillante carriera da giornalista, tutta tra le lastre della sua città, Siena. Gli esordi al quotidiano Il Cittadino, poi come giornalista free lance, esterno, all’ufficio stampa del Comune di Siena e, dal 2001, con Giuseppe Mussari, prima in Fondazione Mps quindi in banca. Di Mussari seguì l’ascesa, e rimase in Rocca Salimbeni anche dopo la fine del suo mandato nel 2012. Mussari rimase presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, fino alle dimissioni del 23 gennaio 2013, ma, in quella fase, David lavorava per l’allora presidente Mps, Alessandro Profumo, e l’ad Fabrizio Viola.

In quei mesi, qualcosa accadde. Qualcosa che ancora non sappiamo. Qualcosa che determinò la sua prematura e tragica morte.

La sera del 6 marzo, era un mercoledì, David precipitò dalla finestra del suo ufficio in Rocca Salimbeni. Da subito parlarono di suicidio. La versione ufficiale parlò di suicidio. Tutti (o quasi) si convinsero del suicidio.

Oggi, a distanza di 13 anni da quella sera, la sua storia si può finalmente leggere sotto un’altra luce. 13 anni di inchieste giornalistiche, di cortine fumogene, di depistaggi, forse. Oggi, però emerge un’altra storia.

“È stato omicidio’”, sono le conclusioni della Commissione parlamentare e qualche giorno fa è arrivata la conferma della perizia (la seconda) dei Carabinieri del Ris. “Almeno due persone lo aggredirono nel suo ufficio e forse per intimidirlo lo penzolarono fuori dalla finestra. Questa la verità emersa. Indietro non si torna.

Agenziaimpress, come tutti i media locali, seguì dalla notte stessa la vicenda.

Forse, rispetto a qualcuno, sin da subito mostrò qualche dubbio rispetto alle versioni ufficiali. Alcune provò a scriverle, dando spazio a tutte quelle voci che presto iniziarono a parlare fuori dal coro. Voci che non si erano accontentate della versione ufficiale.

L’archivio del giornale conta un centinaio, numero indicato per difetto, di pezzi scritti sulla vicenda. Ne hanno scritto nel tempo Susanna Danisi, Cristian Lamorte, Daniele Magrini, Cristiano Pellegrini, Aldo Tani. Anche io, anche se raramente mi sono firmato.

Ricordo la prima volta che ne scrissi, il 26 marzo 2013.

Pochi giorni dopo la sua morte. Provai a darne una descrizione per quanto ero riuscito a conoscere di lui in quegli anni vissuti parallelamente a Siena nel giornalismo.

“Riservato, taciturno, gran lavoratore, David non si lasciava sfuggire nulla. Era attento ai dettagli, anche i più impercettibili, nei suoi scritti mai un errore di battitura, nel suo vestire mai un accostamento sbagliato, perché è dai particolari che si comprende il contesto generale. Sempre un passo dietro al suo presidente, aveva cominciato ad assumere nel tempo un ruolo sempre più attivo e da protagonista. Per quanti volevano arrivare a Mussari, o Beppe come molti a Siena lo chiamavano, bisognava passare da lui. Era diventato il crocevia di tutto. Di troppo, forse […]”.

“Nel frattempo, c’era da lavorare per i nuovi. E c’è chi dice che non ci fosse tutta questa fiducia nel suo lavoro, come dichiarato a posteriori dai vertici di Mps. Troppa tensione. David Rossi si è trovato al centro di tutto ed è probabilmente rimasto incastrato in un ingranaggio più grande di lui che ha finito per schiacciarlo. E lui, che era abituato a controllare tutto, forse, non ha retto. Pare che in quella maledetta giornata di mercoledì 6 marzo si fosse confidato con qualcuno e a qualcun altro avesse confessato già da qualche giorno la voglia di andare dai Magistrati, dopo la perquisizione subita. Chissà, forse per uno sfogo o per spiegare quella “cavolata” mai più spiegata, piegata in un foglio mai spedito”.

Stefano e David, nomi nella cenere di Siena. In nome di Montepaschi

David Rossi, infatti, aveva subìto nelle settimane precedenti una perquisizione nella sua abitazione che lo aveva scosso profondamente. Ma oggi sappiamo che le ragioni della sua morte sono da ricercare altrove. Secondo il presidente della Commissione Gianluca Vinci, “deve essere qualcuno legato alle ‘ndrine che si muovono nella bassa mantovana e fanno riferimento alla zona di Catanzaro”. Il perché invece sarebbe legato a mancate sponsorizzazioni. Denaro, insomma. [LEGGI].

In questi 13 anni abbiamo raccontato le prime indagini, chiuse frettolosamente, e le riaperture.

Grazie alla tenacia della famiglia, di Antonella Tognazzi, che oggi apertamente parla di “omicidio”, di Carolina Orlandi che negli anni del silenzio ha scritto un bellissimo libro per continuare a tenere alta l’attenzione, di Ranieri Rossi, anche lui autore di un libro e testimone diretto del pomeriggio che precedette la morte, di Luca Goracci, il primo avvocato senese che, un anno dopo, depositò la richiesta di riapertura delle indagini e che venne sul video del tragico volo di David, passò ore ad analizzarlo, frame per frame, insieme all’ingegnere Luca Scarselli, fino a individuare le incongruenze degli orari, l’orologio che cadeva dopo il corpo, l’ombra che si affacciava nel vicolo. Una vicenda quella del video che meriterebbe una storia a parte.

Eravamo presenti alla marcia silenziosa, sotto la pioggia, quando il 6 marzo 2016, a tre anni dalla morte, centinaia di persone sfilarono da piazza Salimbeni fin sotto il Tribunale alla Lizza per chiedere la riapertura delle indagini.

C’eravamo il 12 ottobre 2017 alla presentazione del libro di Davide Vecchi che ricostruiva l’intera vicenda e suggeriva alcune ipotesi su come si fossero svolti i fatti. Compresa quella di uomini introdotti all’interno della Rocca e che avessero minacciato prima e poi picchiato David per poi farlo precipitare dalla finestra.

Abbiamo infine seguito con attenzione i lavori delle due Commissioni parlamentari che dal 2021 sono state formate per fare luce sulla vicenda. Se, alla fine, una verità nuova giudiziaria, diversa da quella attuale, dovesse emergere sarà merito dei lavori di una Commissione che, forse per la prima volta nella storia repubblicana, sarà servita non ad insabbiare ma a far luce su un caso tanto complesso.

Siamo stati a tante conferenze stampa, ai sopralluoghi in vicolo Monte Pio, abbiamo seguito in televisione e descritto le inchieste di Report e di tutte le trasmissioni che hanno aggiunto un piccolo tassello alla ricerca della verità.

In tutti questi anni non abbiamo mai smesso di farci domande.

Non ci siamo accontentati delle risposte, anche quando venivano da ambienti molto vicini a David e che dicevano di conoscerlo bene. Non ci siamo accontentati di offrire una risposta preconfezionata. Abbiamo sempre cercato di raccontare quel che stava accadendo intorno alla vicenda di un uomo, un collega, morto in circostanze ancora tutte da chiarire. Morto in un luogo apparentemente sicuro e protetto, come il proprio ufficio, all’interno della sede centrale della banca più antica del mondo. La banca che oggi, sotto Opas ostile, continuiamo a raccontare.

Ed è proprio una strana curiosità che la vicenda di David continui a intrecciarsi a doppio filo con il destino di Mps. Proprio per questo dispiace sentire Antonella Tognazzi dichiarare che nessuno della banca in tutti questi anni si sia fatto sentire con lei.

“Mi sarei aspettata – ha detto – che la banca chiedesse ai magistrati di indagare su un evento così tragico avvenuto nel luogo per il quale David aveva fatto di tutto. Mi aspettavo che sostenesse una famiglia distrutta. Non si sono mai fatti sentire». Parole amare. Che alla fine riguardano tutta la comunità senese.

Caso Rossi, Tognazzi: “David è stato ucciso. Ora una nuova indagine”

Ora, sta emergendo un’altra verità.

Indietro non si torna. Ora è venuto il tempo di cancellare ogni ombra su questa vicenda. Ora è il tempo che chi sa prenda il coraggio di parlare e raccontare quello che sa.

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