AREZZO – La Procura per i minorenni di Firenze ha inviato un avviso di conclusione delle indagini a cinque adolescenti, alcuni appena quattordicenni, accusati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
L’inchiesta, condotta per oltre un anno dalla Digos di Arezzo sotto la direzione del dirigente Maurizio Nottebella e la supervisione della procuratrice Roberta Pieri, ha portato alla luce un network di ispirazione nazista e fascista con ramificazioni in tutta Italia.
L’origine dell’inchiesta: le scritte “White Power” a San Giovanni Valdarno
Le indagini sono partite nel marzo 2025, dopo il ritrovamento di scritte a carattere suprematista sui muri del parcheggio “Della Chiesa” a San Giovanni Valdarno. Tra i messaggi comparsi figuravano slogan come “White Power”, “Italia agli italiani”, “Nuova Italia” e “Anti-antifa”, oltre a simboli quali svastiche e croci celtiche. A denunciare l’accaduto fu la sindaca Valentina Vadi, che presentò immediatamente esposto ai Carabinieri, definendo il gesto “un attacco ai valori di accoglienza e solidarietà”.
Le perquisizioni e il materiale sequestrato
Il 31 luglio 2025 la Digos di Arezzo eseguì 22 perquisizioni in tutta Italia, quattro delle quali in Toscana, nei confronti di minori residenti in diverse province: Firenze, Livorno, Arezzo, ma anche Cagliari, Oristano, Cosenza, Catanzaro, Messina, Padova, Bergamo, Mantova, Cremona, Milano, Ravenna, Genova e Bologna. Durante i controlli rinvenuti manuali e documenti di matrice suprematista e nazionalsocialista, riproduzioni di armi da sparo prive del tappo rosso obbligatorio, giacche militari, passamontagna, materiale per addestramento soft air e persino una divisa delle SS.
Una seconda ondata di perquisizioni, avvenuta nel febbraio 2026, ha permesso di acquisire un ampio patrimonio di conversazioni, fotografie, video e altri contenuti digitali, utili a delineare i diversi ruoli ricoperti dai soggetti all’interno del gruppo.
I reati contestati e il prossimo passo giudiziario
Ora, con l’avviso di conclusione delle indagini, la Procura minorile di Firenze si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i cinque minorenni per i quali sono emerse responsabilità penali. I reati contestati sono quelli di propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa, commessi principalmente attraverso social network e canali di messaggistica. Gli adolescenti, secondo gli accertamenti, non si limitavano a vagheggiare un’Italia suprematista e nazifascista, ma agivano attivamente per diffondere tali ideologie, coinvolgendo altri coetanei nella rete dell’estremismo di destra.
L’inchiesta si inserisce in un più ampio contesto di contrasto al radicalismo online tra i minori, che ha visto negli ultimi mesi numerose operazioni simili in diverse regioni italiane, tra cui Siena, dove un’altra rete di baby nazisti è stata smantellata dalla Digos.







