FIRENZE – Beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro sono stati sequestrati dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Firenze, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale fiorentino.
Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Firenze, riguarda i due principali indagati e alcune società a loro riconducibili, attive nei settori dei trasporti e della lavorazione dei tessuti.
L’operazione rappresenta l’esito di un’attività investigativa condotta dalla Compagnia della Guardia di finanza di Empoli, sotto il coordinamento della Procura di Firenze, nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi fiscali e riciclaggio. Secondo gli investigatori, le indagini avrebbero consentito di ricostruire una complessa rete di rapporti societari e commerciali ritenuti funzionali alla realizzazione di illeciti economico-finanziari.
Le indagini avviate nell’Empolese
L’attività è partita dal monitoraggio di un gruppo di società con sede nell’Empolese, rappresentate legalmente dai due principali indagati e collegate tra loro da rapporti commerciali. L’attenzione delle Fiamme Gialle si sarebbe concentrata anche sulle rilevanti pendenze maturate dalle imprese nei confronti dell’Erario.
I primi accertamenti avrebbero evidenziato che gran parte delle società era priva di dipendenti, utenze elettriche e attrezzature ritenute idonee allo svolgimento delle attività economiche dichiarate.
L’ipotesi delle fatture false
Secondo la ricostruzione investigativa, le società sarebbero state utilizzate per emettere fatture relative a operazioni inesistenti. Attraverso quei documenti, imprese terze avrebbero potuto indicare nelle proprie dichiarazioni costi mai sostenuti, ottenendo indebiti risparmi d’imposta.
Gli esiti delle verifiche sono stati trasmessi alla Procura di Firenze, che ha disposto ulteriori approfondimenti estesi all’intero territorio nazionale. L’inchiesta avrebbe portato all’individuazione di altre 15 imprese ritenute “cartiere”, collegate alle società empolesi da rapporti commerciali. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati fittizi e finalizzati alla produzione di ulteriori vantaggi fiscali indebiti.
Il capannone ceduto all’interno del gruppo
Gli investigatori avrebbero inoltre individuato un meccanismo finalizzato a depauperare il patrimonio della società empolese maggiormente indebitata con l’Erario. In base a quanto emerso, l’impresa avrebbe ceduto a un’altra società dello stesso gruppo un capannone industriale, continuando tuttavia a mantenerne l’effettiva disponibilità.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’operazione avrebbe determinato lo spossessamento formale di un bene di rilevante valore, ostacolando eventuali procedure di riscossione coattiva.
Sequestrati conti, immobili e beni di lusso
Sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro di beni fino alla concorrenza di circa 2 milioni di euro. Il provvedimento ha riguardato rapporti bancari e finanziari, terreni e immobili, crediti d’imposta, autoveicoli, gioielli e orologi di lusso.
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