PRATO – Il Tar della Toscana ha ingiunto al Ministero dell’Interno di liberare entro 60 giorni l’immobile della Questura di Prato, dando esecuzione a uno sfratto già definitivo dal 2023.
La sentenza, emessa il 24 settembre e pubblicata nei giorni scorsi, accoglie il ricorso della società PratoInveste srl, proprietà dell’edificio, rappresentata dall’avvocata Anna Giannerini.
La vicenda in sintesi
La contesa affonda le radici nel 2020, quando la Prefettura propose alla PratoInveste — società della famiglia Bigagli, storica nel tessile pratese — una rinegoziazione al ribasso del canone di locazione per i circa 5.700 metri quadrati occupati dalla Questura. La proposta fu rifiutata; nel febbraio 2021 arrivò la disdetta del contratto e il rapporto si concluse formalmente il 19 settembre 2022.
Il 28 giugno 2023 il Tribunale di Prato convalidò lo sfratto, fissando il termine per il rilascio al 31 dicembre 2023; il Ministero non si oppose nei termini e l’ordinanza divenne definitiva, assumendo — come ricorda il Tar — «valore equiparabile a quello di una sentenza passata in giudicato». Da allora la proprietà ha chiesto più volte l’esecuzione del provvedimento, senza esito, fino al recente intervento del giudice amministrativo.
Cosa stabilisce la sentenza del Tar
Il Tar della Toscana ha ritenuto fondato il ricorso e ha ordinato al Ministero dell’Interno di dare esecuzione al provvedimento di rilascio entro 60 giorni dalla notifica della sentenza. In caso di inadempienza, è già stato individuato un commissario ad acta: il capo del Dipartimento per l’amministrazione generale del Viminale avrà ulteriori 120 giorni per completare gli adempimenti necessari.
«Il dipartimento del ministero sta cercando una soluzione, siamo in attesa di riscontro», ha commentato la segreteria del questore Marco Basile, che ha «ereditato» una vicenda aperta da sei anni.
Il nodo della nuova sede
La difficoltà non è solo giuridica, ma pratica: da anni l’Ufficio del governo sul territorio cerca una nuova sede per la Questura, senza trovare un immobile adatto per prezzo, posizione e ampiezza. Secondo alcune ricostruzioni, sarebbe in corso una trattativa tra la Ragioneria del Ministero e la PratoInveste per evitare lo sgombero, mentre in ambito locale si suggerisce di valutare strutture pubbliche dismesse, come il Creaf.
Un caso che non riguarda solo la Questura
La situazione di via Migliore di Cino non è isolata: anche la sede dei Vigili del Fuoco di via Paronese versa in una condizione analare, con un altro proprietario e un braccio di ferro ancora in corso. Il caso pratese restituisce, nel concreto, le tensioni tra esigenze di servizio pubblico, mercato immobiliare e vincoli di bilancio.







