FIRENZE – Il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il secondo più caldo in Toscana dall’inizio delle rilevazioni delle serie storiche nel 1955, con una temperatura media regionale di 25,6 °C, dietro soltanto al 2003 (26,2 °C).
A Firenze, nello stesso periodo, le massime hanno superato i 36 °C in 27 giorni, un record nella serie storica LaMMA: praticamente un giorno su due. Sono state 27 anche le notti tropicali, con minima non inferiore a 20 °C. Soltanto il 2003 ne registrò di più, 30.
Sono questi alcuni dei dati forniti il 3 agosto dal LaMMA, Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi nella sede del Laboratorio in via Madonna del Piano 10 a Sesto Fiorentino alla quale sono intervenuti il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, David Barontini, assessore all’Ambiente della Regione Toscana, il consigliere regionale Luca Rossi Romanelli, Beniamino Gioli, direttore dell’Istituto per le Bioeconomia del CNR e Francesco Meneguzzo, commissario straordinario del Consorzio LaMMA.
Secondo l’aggiornamento del 31 luglio scorso diffuso dal LaMMA, l’anticiclone subtropicale continuerà a prevalere almeno fino a sabato 8 agosto, con massime tra 38 e 40 °C nelle zone interne della Toscana e minime diffusamente superiori a 20 °C. La fase calda, stimata complessivamente in 11-12 giorni, dovrebbe attenuarsi intorno al 9-10 agosto. I prossimi aggiornamenti definiranno quanto sarà marcata e duratura la pausa e se seguiranno nuove fasi calde.
LA PROPOSTA DI LEGGE SULLA RIGENERAZION VERDE
“Il Consorzio LaMMA – spiega il presidente della Regione Eugenio Giani – non ha solo un compito previsionale, ma fornisce anche indicazioni su come operare a tutela del lavoro, della salute e dell’ambiente.
All’inizio di settembre la Giunta intende presentare una legge sulla rigenerazione verde che punta a investimenti per far uscire le città dalla cappa di calore con nuove piantumazioni di alberi e verde, nuovi ambienti che da un punto di vista ambientale possano rendere più basse le temperature che invece oggi sono esasperate dal cemento, dall’asfalto e da un eccesso di concentrazione urbana.
La Regione intende poi incrementare i progetti che già la vedono all’avanguardia a livello nazionale: la realizzazione di laghi, invasi e specchi d’acqua per fronteggiare periodi di siccità. La Toscana può contare oggi sui i 67 milioni di metri cubi di acqua contenuti nell’invaso di Bilancino e i 135 milioni di metri cubi di acqua ritenuti da Montedoglio”.
“Stiamo pensando – continua Giani – a una serie di interventi che possano in modo capillare e diffuso fornire acqua. Qui si manifesta l’importanza di avere inaugurato nel giugno del 2025 il laghetto a un chilometro e mezzo da Asciano, vicino a dove si è verificato l’incendio tra i comuni di Vico Pisano e la provincia di Lucca, che ha consentito agli elicotteri di poter rifornirsi d’acqua senza doverla andare a prelevare dal mare a dieci chilometri di distanza”.
L’IMPORTANZA DELLE BUONE PRATICHE
“La Toscana – conclude Giani – deve dispiegare un insieme organico di interventi e sotto questo aspetto è evidente che il collegare le infrastrutture e gli interventi umani alle capacità previsionali e alle indicazioni di buone pratiche che può fornire il Consorzio LaMMA è fondamentale”.
“I dati del LaMMA confermano con sempre maggiore evidenza che i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente le condizioni con cui dobbiamo confrontarci. Per questo la Regione Toscana sta rafforzando le proprie politiche di adattamento, traducendo la conoscenza scientifica in interventi concreti: dal nuovo Masterplan della costa, che sarà presentato a breve, agli investimenti per la qualità dell’aria e la mobilità sostenibile, come il recente finanziamento di un milione di euro per il rinnovo del parco mezzi a disposizione dei comuni dell’area fiorentina. Programmare sulla base di dati scientifici affidabili significa costruire oggi territori, infrastrutture e comunità più resilienti, preparati ad affrontare le sfide dei prossimi decenni”, dichiara l’assessore regionale all’ambiente David Barontini.
“Il dato che colpisce non è soltanto il picco, ma la durata: quando il caldo persiste anche nelle ore notturne si aggravano gli effetti sulla salute, sul lavoro e sulla vivibilità delle città. Il compito del LaMMA è trasformare dati, previsioni e scenari in strumenti utilizzabili dalla Regione e dagli enti locali, perché possano prepararsi e intervenire per tempo” afferma Francesco Meneguzzo, commissario straordinario del Consorzio LaMMA.
L’obiettivo per l’autunno 2026 del LaMMA è integrare nella catena previsionale interna un primo prototipo sperimentale che stimi, per macroaree della Toscana e finestre di sei ore, la probabilità di fulminazioni nelle successive 48 ore. Il sistema combinerà variabili dei modelli meteorologici e osservazioni dei fulmini mediante tecniche statistiche e di machine learning.







