MILANO – Pensavo non ci toccassero. Perché Torino 2006 era abbastanza “fresca”, e perché questi eventi “planetari”, ormai, non ce li fanno più organizzare: forse, si fidano poco.
E anche perché, se entriamo in competizione con le economie cosiddette “emergenti” (tipo i Brics), non c’è partita. Potenza di manifestazioni come le Olimpiadi, o i Mondiali di calcio, che avevano concepito come eventi sportivi ma sono diventati, negli anni, poderosi spot da sbattere in faccia al mondo. Un costosissimo biglietto da visita per esportare “l’immagine” di un Paese, con allegati depliant e videoclip dove si vedono grattacieli altissimi, treni superveloci e autostrade fosforescenti. Speriamo bene.
Personalmente, spero in una bella figura ma anche in una certa sobrietà. Che, in queste occasioni, è una parola caduta un po’ in disuso: da Atene 2004, che dissanguò una Nazione, passando per Pechino 2008, con stadi da un miliardo di dollari a botta, fino a Parigi 2024, con la cerimonia d’apertura che costò quanto una finanziaria… Raccontano di Londra ‘48 (le prime Olimpiadi del dopoguerra), dove gli atleti dormivano con le coperte fornite dall’Esercito e in alloggiamenti di fortuna scampati ai bombardamenti tedeschi. Eppure, fu un’edizione bellissima: con Fanny Blankers Coen “l’Olandese volante” e il duello memorabile nel disco tra Consolini e Tosi. E che passò alla storia come una tra le più significative, per fratellanza e spirito olimpico.
Seguivo lo sci ai tempi della “Valanga Azzurra”. Perché eravamo bambini immaginifici, e se la Ferrari andava forte costruivamo i carretti di legno mentre se vinceva la pallavolo, legavamo uno spago In piazza e via di “bagher” a pomeriggi interi… Con gli sport invernali, purtroppo, ci veniva a mancare una cosa da niente: la neve. Però, ci incuriosivano le urla sincopate degli spettatori che accompagnavano le discese di Thoeni e Piero Gros.
Poi arrivò Tomba. Che aveva un nome lugubre, ma accettabile: addirittura sorprendente per chi si era ormai rassegnato a gente che si chiamava Hildgartner o Herlacker, e che così italianissimi non dovevano esserlo, perchè quando li intervistavano alla Domenica Sportiva parlavano come le Sturmtruppen dei cartoni animati.
Tomba faceva tutt’altro effetto: “Socmel, ho vinto” gli scappò, in diretta tv, dopo una strepitosa seconda marcia al Sestriere. E ci fu chi andò in fissa, perché siamo Italiani e da Azzurra in poi ci facciamo sempre prendere un po’ la mano. Ma fu comunque una benedizione: per le località sciistiche, che furono prese d’assalto, e per i produttori di sci. Che triplicarono il fatturato.
“Di Venere e di Marte non si sposa e non si parte” diceva mia nonna, ma gli organizzatori non sono superstiziosi, evidentemente; e in termini di civiltà, già quello mi sembra un piccolo passo avanti. D’altronde, l’evento è talmente importante che hanno spostato persino il Festival di Sanremo, sul quale si regola l’orologio del paese, e anche le polemiche della vigilia si sono limitate al minimo indispensabile… Giusto qualche sussurro sulla congruità di assoldare Massimo Boldi in qualità di tedoforo.
Robetta. Ma siamo in fase di “tregua olimpica”. Perché arriveranno anche le polemiche, quelle grosse. Quando Report, o qualcun altro, andrà a spulciare sulle note spese e scoprirà che i laterizi usati per gli impianti sono costati quanto il tartufo bianco, che l’appalto dei lavori sono toccati alla ditta del fratello del cognato e che il Comitato
Organizzatore era pieno di “figli di”.
Come succede sempre in Italia, e non solo in Italia.
Ma questa è un’altra storia, e la racconteremo un’altra volta.
Buon divertimento.







