BOLOGNA – Sabato 22 settembre scorso, nel giorno del giuramento del nuovo Governo guidato dalla neopresidente del Consiglio Giorgia Meloni, decine di migliaia di persone (oltre trentamila secondo gli organizzatori), provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate nella città di Bologna per una mobilitazione nazionale dal titolo ‘Convergere per insorgere’.

Si è trattato di una protesta trasversale, pacifica, e sicuramente partecipatissima, una convergenza di lotte, organizzata dal movimento ambientalista Fridays For Future, dal collettivo di fabbrica GKN, dalla Rete per la Sovranità Alimentare e dall’assemblea No Passante, che ha coinvolto però anche molte altre realtà, tra cui Extinction Rebellion, Non Una di Meno, Noi non paghiamo-Emilia Romagna, così come numerosi collettivi universitari e sindacati.

Il momento più impattante dell’iniziativa è stato il blocco della tangenziale per Bologna (e di conseguenza delle autostrade A14 e A13) che è stata attraversata e percorsa a piedi, seppure per un breve tratto, da decine di migliaia di persone, di tutte le età, in lotta per il loro futuro.

Al centro della manifestazione l’opposizione al progetto portato avanti dal Comune di Bologna che riguarda il Passante di Mezzo, ovvero l’ampliamento (di ben sei corsie) dell’autostrada. Il progetto del Passante di Mezzo è il simbolo di una concezione di futuro ancora fortemente legata alla mobilità privata, al trasporto su ruote, all’inquinamento e all’aumento del traffico, a un modello di sviluppo che continua ad anteporre i profitti alla salute dell’ambiente e quindi delle persone.

“Per questo, per altro, per tutto” è stato uno degli slogan del corteo. La protesta, che partiva infatti dalla critica al sopra citato progetto, ha abbracciato tanti altri temi, tra i quali la lotta alla crisi climatica, la crisi energetica, la difesa dei diritti, tra cui il diritto all’aborto e la necessità di tutelarlo, il diritto al lavoro, ridisegnando una prospettiva alternativa di futuro: più egualitario, giusto e sostenibile.

Una manifestazione bellissima, in cui la cittadinanza si è ripresa unitamente gli spazi pubblici, alzando la voce per portare avanti le proprie istanze.

Eppure, rimane lo scoramento nel constatare la poca rilevanza mediatica riservata a un evento tanto speciale e importante per la nostra generazione.

Infatti, fatta eccezione per i telegiornali emiliano-romagnoli, che hanno selezionato e riportato la notizia per il suo localismo, questa non è stata ripresa né dai telegiornali nazionali né dalle piattaforme Social dei giornali, riservando l’informazione soltanto a chi per motivi personali fosse andato volontariamente a cercarla. Se da una parte viene spontaneo pensare che complice di questa disattenzione, o peggio scelta, sia da attribuire all’eccezionalità della giornata con la concomitanza del giuramento del nuovo Governo, personalmente nutro dubbi che sarebbe andata diversamente se la manifestazione si fosse tenuta in un altro giorno.

Paradossale è invece il sempre attento sguardo mediatico e la narrazione, prevalentemente indignata, in occasione di atti di protesta come quelli del gruppo “Just Stop Oil” nei musei e della campagna di disobbedienza civile “Ultima Generazione”, che, in numeri molto più ridotti, attua abitualmente blocchi autostradali o nei raccordi anulari.

Nel dibattito pubblico queste azioni vengono criticate compattamente in modo molto duro, il ritornello è ‘la causa è giusta ma i mezzi sono sbagliati’. Ci viene ripetuto che non si salva il mondo tirando una torta in faccia alla statua di Carlo III al Madame Tussauds, che ci sono altri modi di porre attenzione mediatica sulla crisi climatica, eppure queste sono le uniche iniziative che vengono rilanciate dai media (forse proprio perché raccontate come scandali che si sa che verranno disapprovati unanimemente dalle opinioni pubbliche internazionali) mentre evidentemente proteste pacifiche, tanto condivise e partecipate come quella di Bologna non hanno lo stesso effetto mediatico. Viene quindi spontaneo chiedersi se realmente per portare avanti certi temi non siano necessarie azioni tanto eversive.  Sebbene il movimento Fridays for Future non intenda percorrerle, prediligendo forme di protesta e di attivismo canoniche.

In ogni caso, la cosa certa è che in questo autunno che si prospetta sempre più caldo, l’azione contro l’emergenza della crisi climatica si fa sempre più urgente e la partecipazione attiva sempre più indispensabile.

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