PISA – Quattro persone con una lesione completa del midollo spinale hanno ripreso a camminare grazie a una nuova modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale del midollo, che utilizza un lieve movimento volontario del tronco.
Il risultato è stato ottenuto da un gruppo di ricercatori del laboratorio MINE (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna e attivo all’Irccs Ospedale San Raffaele.
I quattro partecipanti, tutti con una lesione midollare traumatica cronica tra T4 e T7 e senza capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori, sono riusciti dopo l’impianto di uno stimolatore e quattro mesi di riabilitazione intensiva a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale né sistemi di sostegno del peso corporeo. Uno dei partecipanti ha percorso 132 metri in 42 minuti di cammino continuo. Tutti hanno inoltre camminato affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari, mentre tre sono riusciti a mantenere la posizione eretta sostenendosi con una sola mano.
Il movimento del tronco all’indietro
La strategia, definita dai ricercatori trunk-mediated control (TMC), si basa su un movimento del tronco all’indietro di circa nove gradi. L’estensione modifica temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi impiantati, cambiando l’effetto della stimolazione e favorendo il passaggio dall’estensione della gamba, necessaria a sostenere il peso, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia necessaria per avanzare. Il paziente può così contribuire direttamente al controllo del passo attraverso una funzione volontaria rimasta disponibile.
«Il cambio di paradigma è che è possibile prendere un sistema commerciale e utilizzarlo per far camminare pazienti con lesioni complete. Non servono sistemi nel cervello: si può insegnare al paziente a usare lo stimolatore e controllare le gambe tramite il tronco», spiega Silvestro Micera. La ricerca ha infatti utilizzato uno stimolatore midollare già disponibile in commercio e impiegato da anni per la terapia del dolore, senza ricorrere a impianti cerebrali, sensori esterni o algoritmi per decodificare i segnali neurali.
Secondo il ricercatore, l’utilizzo di un dispositivo già approvato potrebbe facilitare il percorso verso l’applicazione clinica. «Nei prossimi cinque-dieci anni potremo allargare di molto la platea dei pazienti reclutabili, dando speranza a tante persone paraplegiche e possibilmente estendendo l’approccio anche alle lesioni non traumatiche e combinando la stimolazione con gli esoscheletri per l’equilibrio», conclude.







