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FIRENZE – Oltre 600mila euro per promuovere la cultura della legalità tra i più giovani. Un ciclo di sopralluoghi sui cantieri che stanno riportando a nuova vita i beni confiscati in Toscana.

In più il rilancio, a partire da una nuova sede, del Centro di Documentazione “Cultura della Legalità Democratica”.

Sono le iniziative con cui la Regione rinnova il suo impegno sul fronte del contrasto alle mafie e che giungono a ridosso del 7 marzo, data in cui taglia il traguardo dei 30 anni la storica legge per il riuso dei beni confiscati (legge 109/96).

L’impegno di Regione Toscana

Le iniziative, alcune delle quali contenute in una delibera di giunta approvata nei giorni scorsi, sono state presentate questa mattina dal presidente Eugenio Giani e dalla vicepresidente Mia Diop, che cura la delega alla cultura della legalità.

“Abbiamo il dovere di essere in prima linea nel promuovere la cultura della legalità, sostenendo chi denuncia, affiancando le forze dell’ordine e la magistratura, e alimentando contro le mafie una battaglia culturale, che si vince a scuola e tra le giovani generazioni”, ha dichiarato il presidente Giani.

“Diffondere educazione e formazione su questi temi è un impegno prioritario che va di pari passo a quello per il ritorno alla comunità dei beni confiscati alle mafie, in quanto presidi di libertà e di riscatto sociale”, aggiunge, ricordando gli oltre 6 milioni di euro assicurati in questo ultimi anni al recupero e alla valorizzazione dei beni confiscati, a partire dalla tenuta di Suvignano: “investimenti concreti, non simbolici, perché il recupero dei beni confiscati è un atto di giustizia”.

La vicepresidente Diop

“La cultura della legalità si costruisce nel tempo e attraverso educazione, memoria e partecipazione democratica. Per questo vogliamo che il rinnovo dell’impegno della Regione Toscana su questo fronte passi innanzitutto dalle scuole, nei territori e nei luoghi in cui ragazze e ragazzi imparano a conoscere i diritti e a praticare responsabilità”, ha sottolineato la vicepresidente Diop, che ha presentato anche la serie di sopralluoghi di recente avviata tra i beni confiscati al centro di interventi di recupero grazie al contributo della Regione Toscana.

“L’obiettivo non è solo celebrare i 30 anni di una legge che ha segnato la una svolta nel nostro Paese, ma anche valorizzare il lavoro che la Toscana da tempo sta compiendo per attuarla”, ha spiegato Diop.

“Non possiamo fermarci a confiscare – ha concluso – ma occorre trasformare i simboli del potere criminale in opportunità nei territori”.

Le risorse per la cultura della legalità

In totale, la Toscana ha destinato per i prossimi anni 607.500 euro alla “promozione della cultura della legalità democratica”.

Di questi, 360mila vanno a progetti didattici nelle scuole, 90 mila invece quelli che sosterranno i bandi per la partecipazione di giovani toscani ai campi antimafia organizzati in tutto il Paese.

Anci Toscana potrà contare su 30mila euro per iniziative e progetti di formazione sulla legalità e il recupero di beni confiscati rivolti a dirigenti, funzionari e amministratori pubblici.

Sostegno con 45 mila euro anche all’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili APS per l’attività di diffusione della memoria delle vittime, degli eventi storici e giudiziari che hanno caratterizzato il periodo delle stragi mafiose e della lotta alle mafie.

Il Centro regionale di documentazione

Il finanziamento consentirà inoltre di rilanciare le attività del Centro regionale di documentazione “Cultura della Legalità Democratica”, la struttura regionale nata nel 1994 per raccogliere e divulgare materiali informativi e documenti sui temi della criminalità organizzata, del terrorismo e delle stragi. In programma la digitalizzazione dell’archivio e della catalogazione del materiale nonché l’acquisto di nuovi testi e volumi.

Inoltre viene fissata la fine del 2026 come obiettivo temporale entro il quale individuare una nuova sede per il Centro più idonea ad ospitare i fondi archivistici e librari presenti e di futura acquisizione e per facilitare una più ampia consultazione e fruibilità da parte della collettività.

I beni confiscati in Toscana

Secondo i dati più recenti elaborati dall’Osservatorio regionale, in Toscana ad oggi sono 687 i beni confiscati (tra immobili e aziende), per la maggior parte siti tra le province di Pistoia (22%) e Arezzo (18%). Per il il 75% sono gestiti da Comuni (8% dall’amministrazione statale), mentre il 37% è destinato a finalità sociali e i restanti a fini istituzionali e soddisfacimento creditori.

Per favorire il pieno riutilizzo dei beni confiscati, la Regione Toscana negli ultimi anni ha assegnato agli enti locali 6.313.753,93 euro finanziando 16 progetti (9 conclusi e 7 in corso).

Il percorso della vicepresidente sui beni confiscati

Primi due appuntamenti a Castagneto Carducci (Li) e Marciano della Chiana (Ar). Dopodiché la vicepresidente Diop proseguirà il ciclo di sopralluoghi presso i beni confiscati attualmente oggetto di interventi di rigenerazione e riqualificazione. Gli interventi sono finanziati con risorse regionali assegnate agli enti locali.

Le prossime tappe

Giovedì 19 marzo, Bagno a Ripoli – loc. Meoste (Fi): un immobile confiscato, destinato adesso ad essere riutilizzato come residenza per target fragili (donne vittime di violenza, nuclei mono-parentali, anziani).

Il sopralluogo successivo sarà il 9 aprile, Buggiano (Pt): immobile che sarà adibito a nuova sede del servizio associato di polizia municipale.

Il 16 aprile, Chiesina Uzzanese (Pt): immobile e terreno che saranno riusati come centro di aggregazione socio-culturale.

Ultimo sopralluogo giovedì 23 aprile, Pescia (Pt): immobile che verrà adibito a struttura semiresidenziale a valenza terapeutico riabilitativa per adolescenti con problematiche psicopatologiche.

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