SIENA – Mps ha deciso di posticipare di una settimana l’approvazione del regolamento per la lista del cda, in vista del rinnovo dei vertici previsto per il 15 aprile.
La scelta è arrivata al termine di un lungo consiglio d’amministrazione svoltosi ieri, con l’obiettivo di «effettuare ulteriori approfondimenti» sulla bozza preparata dal comitato nomine interni alcuni giorni fa.
La decisione, come spiega una nota ufficiale, è stata presa «su indicazione del presidente Nicola Maione con il consenso di tutti i consiglieri», un’unanimità che assume valore in un contesto di crescenti tensioni interne.
Lo scenario
L’organo sociale della banca, che da tre mesi ricopre anche il ruolo di capogruppo di Mediobanca e detiene il 13% di Generali, mostra infatti divergenze sempre più marcate con l’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Criticato da alcuni consiglieri per il suo stile dirigista nelle scelte passate e per le strategie su Piazzetta Cuccia e il Leone triestino non sempre allineate con quelle dei soci forti Delfin e Caltagirone (azionisti di peso sia in Mps che in Generali), Lovaglio è al centro del dibattito.
Il nodo
Secondo fonti finanziarie, la discussione di ieri ha riguardato in particolare il divieto per l’ad – in sella dal 2022 – di esprimersi tramite voto sulla lista dei futuri consiglieri, una volta che i sondaggi tra presidente e soci principali la produrranno.
Questa cautela, inserita dal comitato nomine per prevenire future contestazioni, tiene conto dell’indagine in corso a Milano su Lovaglio, Delfin e Caltagirone per un presunto concerto occulto nella scalata a Mediobanca. Tuttavia, nella riunione è emerso che la Consob, nelle disposizioni sulla Legge Capitali che ha riformato le nomine tramite liste del cda, non esclude dal voto – né attivo né passivo – gli amministratori sotto procedimento penale, purché i mercati siano informati sui conflitti d’interesse.
Il comitato nomine, presieduto da Domenico Lombardi, avrà ora qualche giorno per una nuova istruttoria e si riunirà prima di mercoledì 28. Potrebbe depennare il divieto per gli indagati (in pratica per Lovaglio) di approvare i nomi in lista, mantenendo però il veto alla sua partecipazione alle consultazioni con i soci per formare la lista stessa.
La conferma della sua guida per un triennio dipenderà dai consensi che saprà raccogliere tra azionisti di mercato, privati e il Tesoro, attorno al piano di integrazione con Mediobanca da presentare alla Bce e al mercato entro il 7 marzo, come un vero «documento elettorale» per il rinnovo della fiducia.
I prossimi appuntamenti
Il calendario finanziario approvato ieri dal cda non menziona esplicitamente il piano: si parte il 4 febbraio con l’assemblea per integrare lo statuto con il metodo di nomina della lista (la Bce dovrebbe approvare la bozza per allora), si prosegue il 9 febbraio con l’esame dei conti 2025, il 10 marzo con il progetto di bilancio e il 15 aprile con l’assemblea per le nomine.







