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FIRENZE – La Digos di Firenze ha perquisito un 19enne e due minorenni residenti in provincia di Firenze nell’ambito di un’inchiesta per istigazione a delinquere aggravata da discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Gli investigatori coordinati dalla pm Beatrice Giunti (per il 19enne) e dalla procuratrice capo dei Minori Roberta Pieri (per i due adolescenti) hanno sequestrato telefoni, iPad e computer dei tre studenti, clonandone le memorie per ricostruire la rete di contatti.

L’indagine: monitoraggio di Telegram e contenuti d’odio

Le indagini sono partite dal monitoraggio di canali Telegram dove circolavano messaggi che esortavano a colpire luoghi di culto ebraici e a commettere atti di violenza contro stranieri, in particolare persone di colore. Nel gruppo, sempre attivo sulla piattaforma, gli investigatori hanno rilevato simboli come svastiche, filmati espliciti e riferimenti costanti a Hitler, alle SS, all’antisemitismo e alla negazione dell’Olocausto.

Oltre all’ideologia, nel gruppo sarebbero stati condivisi incitamenti alla violenza. La Digos ha quindi seguito per settimane i tre profili riconducibili al suprematismo bianco e al neonazismo, fino alle perquisizioni domiciliari eseguite nei giorni scorsi.

Dispositivi sequestrati e accertamenti in corso

Gli agenti hanno acquisito i dispositivi elettronici dei tre giovani e stanno mappando la rete del presunto gruppo. Tra gli accertamenti, la polizia verifica se gli indagati abbiano consultato indicazioni per eludere controlli e sistemi di videosorveglianza, occultare tracce o distruggere prove, e se abbiano utilizzato accorgimenti come le VPN per rendere meno individuabili le comunicazioni online.

Il contesto: crescita del fenomeno e blitz nazionali

Il caso fiorentino si inserisce in un fenomeno in crescita di neonazismo e suprematismo bianco tra i giovani. Nei giorni scorsi un blitz nazionale di Ros e Digos ha portato a 17 perquisizioni (14 minorenni e 3 adulti) in diverse città italiane. Dalle indagini è emerso che molti indagati hanno avvicinato queste ideologie estreme sul web, attraverso meme, videogiochi e canali chiusi che offrono un “senso” di appartenenza.

Precedenti in Toscana: Siena, Arezzo e Montepulciano

Solo in Toscana, nei mesi scorsi, le forze dell’ordine hanno rintracciato più giovani attivi in chat impregnate di odio razziale. A Siena, lo scorso maggio, la polizia ha smantellato una rete con 13 minori dello stesso liceo: nelle chat (tra cui una denominata “Partito repubblicano fascista”) si parlava di assalire immigrati, membri della comunità LGBTQ+ e fedeli islamici. Durante le perquisizioni erano stati trovati cimeli nazisti, tirapugni, coltelli e oggetti con loghi nazifascisti.

A fine agosto la Digos di Arezzo ha chiuso le indagini su cinque ragazzini del Valdarno legati ad ambienti di estrema destra, accusati di propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa; il gruppo, secondo gli investigatori, aveva un vero schema di reclutamento. Sempre a Siena, a maggio, due giovani (19 e 23 anni) hanno appiccato il rogo alla Casa del popolo di Abbadia di Montepulciano, distruggendo centinaia di documenti, libri e foto di movimenti di sinistra; in casa di uno di loro ritrovati oggetti nazifascisti.

L’inchiesta di Firenze: coordinamento e prossimi passi

L’indagine è coordinata dalla Procura di Firenze, che ipotizza l’istigazione a delinquere aggravata dalla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Lo stesso reato è contestato nel fascicolo della Procura dei minori per le posizioni degli adolescenti perquisiti. Le indagini proseguono per risalire agli altri contatti e alle persone coinvolte nella rete.

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