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PISA – La scoperta di alcune microspie nelle celle ha fatto scattare, mercoledì sera, la protesta di decine di detenuti del carcere Don Bosco di Pisa.

Secondo le prime ricostruzioni, circa quaranta reclusi avrebbero occupato un intero reparto, barricandosi all’interno e chiedendo di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice dell’istituto.

La diretta su TikTok

La rivolta sarebbe iniziata intorno alle 19, durante una diretta su TikTok realizzata da un detenuto con un telefono cellulare introdotto nella struttura nonostante i divieti. Il video avrebbe raggiunto quasi 15 mila spettatori prima di essere interrotto.

La trasmissione sarebbe partita dopo che alcuni detenuti avevano trovato nelle celle dispositivi di intercettazione, collocati — secondo quanto riferito — per finalità investigative.

Durante il live, alcuni reclusi, ripresi a volto scoperto e senza evidenti segni di percosse, hanno alternato interventi in italiano e in albanese. Hanno denunciato di essere stati colpiti con i manganelli e contestato la presenza delle microspie, rivendicando il diritto di parlare liberamente nelle proprie celle senza il timore di essere intercettati.

L’intervento delle forze dell’ordine

Sul posto sono intervenuti decine di agenti della polizia, dei carabinieri e della polizia penitenziaria. Dopo alcune trattative, una cinquantina di detenuti avrebbe lasciato il reparto occupato, mentre una trentina sarebbe rimasta all’interno in attesa dell’arrivo di un mediatore da Firenze.

La tensione

All’esterno del carcere si sono radunati familiari e amici dei detenuti. All’interno della casa circondariale sarebbero inoltre avvenuti momenti di tensione e scontri tra alcuni reclusi e gli agenti. Sono intervenute anche alcune ambulanze per prestare soccorso e, secondo le informazioni disponibili, potrebbero essere stati utilizzati lacrimogeni per riportare la situazione alla calma.

Nelle immagini diffuse sui social si vedono agenti in tenuta antisommossa, con scudi e manganelli, schierati su una scala di collegamento tra i piani e separati dai detenuti da un’inferriata.

Tra le ragioni della protesta indicati anche il sovraffollamento delle celle e le condizioni igienico-sanitarie della struttura.

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