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FIRENZE – L’immigrazione in Toscana assume un carattere sempre più stabile e radicato.

La popolazione straniera mostra comportamenti demografici progressivamente più vicini a quelli della popolazione autoctona, con un aumento dell’età media e un calo della natalità. Intanto, il baricentro della presenza straniera si sposta verso le generazioni nate in Italia.

È quanto emerge dal Rapporto sull’immigrazione in Toscana 2026, curato dalla Regione, dall’Osservatorio Sociale Regionale e da Anci Toscana. Il documento analizza i percorsi di vita della popolazione straniera attraverso indicatori legati a scuola, lavoro, salute e accoglienza.

Oltre alla presentazione del rapporto, è stato inoltre avviato il percorso partecipato che porterà alla stesura del nuovo Libro Bianco per una Toscana accogliente, solidale e plurale. Il confronto coinvolgerà diversi territori e numerosi soggetti, con l’obiettivo di raccogliere buone pratiche e proposte per l’inclusione delle persone con background migratorio.

Oltre 433mila residenti stranieri

In Toscana risiedono 433.381 persone straniere, pari all’11,8% della popolazione complessiva. La regione occupa così il terzo posto in Italia per incidenza. Se si considera anche la popolazione con background migratorio — cittadine e cittadini italiani nati all’estero e seconde generazioni — la quota raggiunge il 15%.

Dal 1991, quando i residenti stranieri rappresentavano appena lo 0,6% della popolazione, la componente straniera è cresciuta di circa 410mila persone. Questo aumento ha compensato la perdita di oltre 280mila residenti italiani e ha contribuito a mantenere stabile il numero complessivo degli abitanti della Toscana.

«La popolazione straniera costituisce una componente essenziale della nostra società e del suo futuro», ha dichiarato il presidente della Regione Eugenio Giani. Secondo Giani, il contributo delle persone straniere sostiene la vitalità demografica della regione e risulta fondamentale anche in alcuni settori del mercato del lavoro.

Prato al primo posto

La presenza straniera resta distribuita in modo molto differente sul territorio. L’incidenza varia dal 6,75% al 22,46% tra le diverse zone-distretto.

Il valore più alto riguarda la zona Pratese, dove più di una persona residente su cinque possiede la cittadinanza straniera. Seguono le aree dell’asse centrale, tra cui Empolese-Valdarno-Valdelsa, Firenze e Val di Nievole. I valori più bassi si registrano invece nelle zone costiere meridionali, nelle isole e nelle aree appenniniche.

La distribuzione riflette la presenza di opportunità economiche e l’accessibilità ai servizi. Nel 2025, inoltre, la comunità cinese ha superato quella romena, diventando la più numerosa in Toscana: 69.255 residenti contro 68.882.

Le seconde generazioni

Il radicamento dell’immigrazione emerge soprattutto dai dati scolastici. Nell’anno 2024-2025 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 67.899, pari al 17,1% degli iscritti complessivi. Circa due su tre sono nati in Italia, con una percentuale che nella scuola primaria raggiunge il 20,3%.

«L’immigrazione in Toscana è un fenomeno strutturale che costituisce la nostra comunità regionale», ha sottolineato l’assessora regionale all’accoglienza e all’immigrazione Alessandra Nardini. L’assessora ha evidenziato la crescita delle acquisizioni di cittadinanza e la formazione di nuove famiglie, sottolineando il radicamento delle persone con background migratorio nella società toscana.

Nardini ha inoltre ribadito la volontà della Regione di promuovere politiche fondate sulla tutela dei diritti, sull’accoglienza diffusa, sulla partecipazione e sulla coesione sociale. Tra le priorità indicate figurano salute, welfare, istruzione, casa, formazione professionale e lavoro.

Restano forti i divari nella scuola

Il rapporto evidenzia però anche significative disuguaglianze. Nelle scuole secondarie di secondo grado, gli studenti con background migratorio scelgono gli istituti professionali in misura molto maggiore rispetto ai coetanei italiani: il 23% contro il 7% dei licei.

Il tasso di insuccesso scolastico raggiunge inoltre il 24%, contro l’8% registrato tra gli studenti italiani. Il divario resta quindi marcato, nonostante la crescente presenza di giovani nati e cresciuti in Toscana.

Lavoro e imprenditoria

Tra il 2018 e il 2024 la disoccupazione tra le persone straniere è scesa dal 22% al 10%. Il tasso di occupazione, tuttavia, resta inferiore a quello della popolazione italiana: 60,1% contro 68,5%. Il divario risulta particolarmente accentuato tra le donne.

L’84,7% dei dipendenti stranieri lavora come operaio. Le retribuzioni annue si collocano tra 8.800 e 16.500 euro, a conferma della forte concentrazione della manodopera straniera nelle fasce meno remunerate.

Cresce invece il dinamismo imprenditoriale. Nel 2025 le imprese a conduzione straniera hanno raggiunto quota 59.255, pari al 17,5% del totale. In cinque anni sono aumentate del 10,2%, mentre nello stesso periodo le imprese italiane sono diminuite del 3,3%.

Salute, violenza e welfare

Il Pronto soccorso rappresenta ancora uno dei principali punti di accesso delle persone straniere al servizio sanitario. Il rapporto segnala inoltre una presenza significativa di donne straniere nei servizi contro la violenza: costituiscono circa un terzo delle prese in carico dai Centri antiviolenza e quasi due terzi delle ospiti delle Case rifugio.

Il dato risulta collegato anche alla carenza di reti familiari di sostegno sul territorio. Tra le donne straniere, il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza è circa tre volte superiore rispetto a quello delle cittadine italiane.

Nel 2023 i Comuni toscani hanno destinato all’area dell’immigrazione 28,1 milioni di euro. Dal 2011 la spesa pro capite è aumentata del 60%. A sostenere gli interventi contribuisce una rete composta da quasi 1.200 enti del Terzo settore, con oltre 50mila volontarie e volontari.

L’accoglienza

Al 15 luglio 2026 la Toscana ospitava 9.627 persone, pari al 7,4% del totale nazionale. La rete SAI conta 1.995 posti distribuiti in 161 Comuni, secondo un modello diffuso e di piccola scala.

Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 i porti di Livorno e Marina di Carrara hanno accolto 48 sbarchi, per un totale di 5.220 persone. Il 19,9% era composto da minori. Nel biennio considerato, il flusso complessivo è diminuito del 44%.

Nel 2025 il 69,7% delle persone uscite dai progetti di accoglienza ha concluso il percorso oppure ha raggiunto un inserimento socioeconomico positivo. Cresce però il peso dei minori: quelli non accompagnati rappresentano il 43,9% dei minorenni accolti nelle strutture residenziali, quasi 20 punti in più rispetto al 2020.

Il ruolo dei Comuni

«I Comuni sono il luogo in cui le politiche si incontrano e diventano risposte concrete: casa, scuola, salute, lavoro, spazi pubblici e partecipazione», ha affermato Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana.

Secondo Cenni, le amministrazioni locali devono tenere insieme servizi, Terzo settore e comunità, costruendo coesione sociale nei territori. Per farlo, ha aggiunto, servono conoscenza, confronto e momenti di scambio come quello promosso dal rapporto.

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