Caccia ai furbetti della tassa dei rifiuti. A Pisa, nei primi nove mesi del 2026, il Comune ha accertato entrate tributarie di Tari inevasa pari a 2,4 milioni di euro. Più del doppio rispetto agli 1,1 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.
Gli importi si riferiscono alle somme accertate e non a quelle già incassate, per le quali sono previste le successive procedure di riscossione. Il risultato è legato al rafforzamento delle attività di verifica delle posizioni contributive, attraverso l’incrocio delle banche dati e controlli più sistematici.
“Il contrasto all’evasione della Tari – ha assicurato il sindaco, Michele Conti – è una delle priorità della nostra amministrazione. Significa garantire maggiore equità verso cittadini e imprese che rispettano le regole”. Il risultato è stato possibile, ha aggiunto l’assessore all’ambiente, Elena Del Rosso, “grazie a un lavoro di squadra tra Sepi e l’ufficio ambiente del Comune. Abbiamo intensificato i controlli degli ispettori ambientali, colpendo sia i cittadini che le attività economiche. Grazie alle verifiche sugli abbandoni dei rifiuti, abbiamo anche individuato soggetti non iscritti alla Tari”.
“L’incrocio delle banche dati, ha osservato l’amministratore unico di Sepi, Andrea Bottone, “insieme alle verifiche zona per zona e alle segnalazioni degli ispettori ambientali hanno dimostrato che quando le strutture lavorano insieme l’efficacia aumenta: contrastare l’evasione della Tari è anche una questione di equità verso chi paga regolarmente e contribuisce anche al decoro della città, perché talvolta chi abbandona i rifiuti risulta non iscritto al tributo”.
I controlli degli ispettori ambientali da gennaio a settembre sono stati più di 1.500 con 630 sanzioni (+39% rispetto all’intero 2025), per un importo complessivo di oltre 62mila euro, e l’indivdiuazione di 250 imprese sanzionate (furono 128 nel 2025) mentre le verifiche hanno scaturito 105 segnalazioni dall’ufficio ambiente a Sepi per i successivi accertamenti sulle posizioni Tari.







