Fisac Cgil
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Nel giorno del clamore per le notizie sulla morte di David Rossi [LEGGI], banca Monte dei Paschi di Siena sotto Opas di Intesa Sanpaolo continua a catalizzare l’attenzione.

Dopo la presa di posizione comune di tutte le forze di centrosinistra che ieri hanno chiesto al Governo di prendere posizione, a 10 giorni dall’assemblea dei soci del 29 ottobre prossimo, oggi è la volta della Fisac Cgil, intervenuta per chiedere garanzie per dipendenti e territorio.

“Mps cuore economico del territorio e del Paese”

“La Banca Monte dei Paschi di Siena – scrive il sindacato – è il cuore economico del nostro territorio e una delle infrastrutture essenziali del Paese, così importante che nel 2017 lo Stato intervenne con risorse pubbliche per metterla in sicurezza. Fu una scelta politicamente non facile, di grande responsabilità, che insieme ad anni di sacrifici dei dipendenti ha portato al risanamento dell’Istituto e al suo rilancio definitivo. Quei sacrifici non possono essere dimenticati. Non può svanire oggi quella strategicità, né possono essere spazzati via, per mere logiche di mercato, il patrimonio e il lavoro che l’hanno resa possibile: sarebbe il compimento dell’odiosa abitudine di collettivizzare le perdite e privatizzare i guadagni”.

No a cancellare concorrenza

“Operazioni di questa dimensione non aiutano l’economia reale dei territori, né le imprese ad avere affidamenti adeguati, né gli utenti ad avere possibilità di scelta in un mercato competitivo. Al contrario, la cancellazione della concorrenza porta con sé servizi ridotti, desertificazione della presenza bancaria e contrazione del credito a famiglie e attività produttive. In un territorio già colpito dalla più profonda crisi economica, industriale, produttiva e sociale mai vissuta, sarebbe il compimento della tempesta perfetta. La politica che governa il Paese deve svegliarsi. Continuare a puntare il dito sulle responsabilità del passato rischia di far dimenticare le enormi responsabilità del presente.

“Oggi che il patrimonio risanato e la banca rilanciata possono creare valore per l’economia reale, la si abbandona come una carcassa agli appetiti finanziari. A cosa sono serviti i miliardi di denaro pubblico? A risanare una banca e metterla a supporto dell’economia reale, o a creare le condizioni per spartire quella ricchezza a favore di colossi della finanza che difficilmente avranno interesse a mantenere la rete delle filiali, lo stesso livello di servizi bancari di base e l’erogazione del credito?”

“Siamo di fronte a poteri enormi e a una montagna di denaro messa in campo per una operazione non solo economica: non si può ignorare che è in gioco la definizione dell’impianto complessivo del credito nel nostro Paese”.

Rischio per il settore e il lavoro

“Vediamo un rischio fortissimo di impoverimento del settore e di precarizzazione dei rapporti di lavoro, con l’aumento dei contratti da dipendenti a contratti ibridi che basano il proprio reddito sulle provvigioni. Il rischio di uno svuotamento del contratto nazionale, al quale si farà progressivamente sempre meno riferimento e che offrirà sempre meno garanzie a chi lavora nel settore. Vediamo il rischio di perdere i centri decisionali presenti sul territorio, di deprofessionalizzare migliaia di lavoratrici e lavoratori, di innescare processi di mobilità territoriale che potrebbero mettere in crisi la sostenibilità di intere famiglie”.

“Oggi è troppo ingombrante la rassicurazione che nel mondo del credito “nessun posto di lavoro è a rischio”, troppo forte la tentazione di liquidare il problema con strumenti che rischiano di essere insufficienti e inadeguati al caso presente. I posti di lavoro a rischio sono migliaia, nel settore e nell’indotto, e noi non siamo disposti a sottacere i rischi reali che l’operazione porta con sé”.

Il balletto degli azionisti

“Assistiamo al balletto degli azionisti che si posizionano, comprese le oscene dichiarazioni del Presidente della Fondazione MPS, che ci aspettiamo vengano respinte in Deputazione. Di questa scelta della Fondazione MPS diciamo che è sbagliata nel merito e nel metodo: un ente, i cui organi sono nominati in larga parte dalla politica, che per mesi ha taciuto mentre quella stessa politica difendeva la banca e il territorio, sceglie oggi di allinearsi all’OPAS senza un confronto con la città, con una quota che pesa poco nel capitale ma moltissimo nel significato che Siena le ha sempre attribuito, e lo fa quando la partita sembra già decisa, con la prudenza di chi sale sul carro giusto invece del coraggio di chi sta dalla parte del territorio che dovrebbe rappresentare”.

“A noi sta a cuore il lavoro, e con questo metro guarderemo ogni mossa: – quello di chi sta in filiale come di chi sta nella direzione generale, quello di chi ha costruito competenze in decenni come di chi lavora nelle società esternalizzate – e insieme ad esso la presenza sul territorio dei centri decisionali, di Rocca Salimbeni e di una banca che resti radicata nella comunità, perché una banca non è un pacchetto azionario e chi ci lavora non è una voce da cedere”.

Governo si assuma responsabilità

“È ora di dire quali sono le reali disponibilità per mettere in sicurezza lavoratrici, lavoratori e sistema del credito, qual è il progetto industriale, quali sono le garanzie. Ce lo devono dire le aziende che hanno messo in campo l’operazione e ce lo deve dire il Governo, che questa banca ha risanato e che oggi si assume la responsabilità di scrivere l’epilogo della Banca Monte dei Paschi di Siena. Sarà nel contenuto di quelle pagine che giudicheremo tutti coloro che oggi sono in condizione di assumersi le proprie responsabilità”.

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