FIRENZE – Nel 2023 in Toscana sono state prodotte 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, corrispondenti a poco meno di 600 chilogrammi per abitante all’anno. Sono invece 10,4 milioni le tonnellate di rifiuti speciali prodotte dalla regione, corrispondenti al 37,2% della produzione totale del Centro Italia.
A dirlo sono i Rapporti di ISPRA e SNPA su Rifiuti Urbani e Rifiuti Speciali, entrambi riferiti alla produzione del 2023. Il Rapporto 2025 sottolinea come la Toscana sia la prima regione del Centro per volumi prodotti, per lo più avviati a operazioni di recupero e in minore parte destinati allo smaltimento.
La quota maggiore riguarda i rifiuti da costruzione e demolizione, che in Toscana raggiungono i 4,9 milioni di tonnellate (33,8%). Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi, in Toscana se ne producono circa 416 mila tonnellate, su un totale di 1,2 milioni prodotti dall’intera macroarea del Centro.
Dal Rapporto SNPA Rifiuti Urbani 2024, invece, emerge che nel 2023 la Toscana ha prodotto più di 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Un dato allarmante, che ha posto la Toscana tra le regioni con la maggiore produzione di rifiuti, nonostante il dato registri un calo rispetto agli ultimi anni (siamo infatti passati da una produzione di 590 kg di rifiuti urbani per abitante all’anno ai 586 kg del 2023).
“Il controllo resterà un pilastro delle Agenzie ambientali, ma sarà necessario affiancare nuove competenze capaci di guidare imprese e territori verso la conformità normativa”, ha dichiarato Pietro Rubellini, Direttore generale di ARPA Toscana (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), in occasione del dibattito “Gli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti. Vogliamo una garanzia per tutti”, organizzato da RetiAmbiente Spa nell’ambito di Ecomondo 2025, l’expo di riferimento in Europa sulla transizione ecologica, che si è tenuto dal 4 al 7 novembre a Rimini.
“In questo scenario, la compliance ambientale – intesa come l’insieme di regole e procedure per identificare e gestire i principali rischi – è destinata a diventare un elemento imprescindibile e un terreno di collaborazione tra enti di controllo e aziende”, ha proseguito Rubellini. “Ad essa si affianca il tema della sicurezza ambientale, concetto distinto ma strettamente collegato, fondamentale per promuovere la sostenibilità e la tutela dell’ambiente”.
ARPAT dichiara necessarie azioni che contrastino la produzione di rifiuti, per innescare un cambiamento non solo tecnico, ma anche culturale, che coinvolga scuole, famiglie, imprese e istituzioni. Tra le principali novità RENTRi, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, istituito dal D.Lgs. 152/2006 e disciplinato dal DM 59/2023, che mira a sostituire gradualmente i registri cartacei e i FIR e digitalizzare il ciclo del rifiuto dalla sua produzione fino al suo smaltimento, rendendo le informazioni disponibili a ISPRA, ARPA e MASE.
Nonostante le criticità, ARPAT sottolinea come il trend toscano degli ultimi anni risulti comunque positivo, con non solo una diminuzione della produzione totale dei rifiuti urbani, ma anche un aumento del valore della raccolta differenziata pro capite, dato che è passato dai 371,3 del 2019 ai 390,2 chilogrammi per abitante all’anno del 2023.







