FIRENZE – A oltre tre anni dalla scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la piccola Kata, la Procura di Firenze ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per «insufficienza di prove» nei confronti degli ultimi due indagati, gli zii Abel Argenis Vasquez e Marlon Chicclo, accusati di sequestro di persona.
La richiesta, firmata dalla pm Christine von Borries e dalla procuratrice capo Rosa Volpe, è ora al vaglio del gip.
La richiesta della Procura
La motivazione è secca: «Gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di condanna». Secondo i magistrati, non sono emersi riscontri sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio né per individuare altri responsabili. L’ipotesi di reato contestata era il sequestro di persona.
Il vuoto dopo le 15,13 del 10 giugno 2023
L’ultima immagine certa di Kata risale alle 15,13 del 10 giugno 2023: la bambina di cinque anni è ripresa sulle scale esterne dell’ex hotel Astor di via Maragliano, sale e poi torna verso il pian terreno. La madre, Katherine Alvarez, era al lavoro in un supermercato e aveva affidato i figli al fratello. Da quel momento, nessun altro riscontro certo: un vuoto che carabinieri e magistrati hanno provato a colmare con perquisizioni, analisi del Dna, cani molecolari, video, interrogatori, rogatorie e controlli all’estero.
L’Astor: occupazione, tensioni e piste investigative
L’edificio, chiuso per la pandemia e occupato dal settembre 2022, ospitava decine di famiglie e 42 minori. Secondo inchieste parallele, all’interno si era sviluppato un racket delle camere, con richieste di denaro per entrare o restare, minacce e violenze. Il 28 maggio 2023, tredici giorni prima della scomparsa, un cittadino ecuadoriano si era gettato da una finestra per sfuggire a un’aggressione; Abel, poi arrestato in quel procedimento, era considerato dagli investigatori uno degli uomini del sistema. Di qui una delle piste più battute: Kata rapita per una vendetta maturata nell’Astor.
Nel settembre 2023 gli indagati per il sequestro arrivarono a cinque: tre persone erano state riprese mentre uscivano dall’hotel con trolley e un borsone; in alcune stanze erano emerse tracce ritenute ematiche. Gli esami esclusero il Dna di Kata, i bagagli non diedero riscontri e tre posizioni uscirono dal fascicolo; restarono Abel e Marlon.
Le altre linee d’indagine: droga, scambio di persona, abusi
La Procura ha seguito anche le piste della droga, dello scambio di persona e degli abusi. Una rogatoria in Perù portò all’audizione di familiari e conoscenti; furono verificate segnalazioni fuori dall’Italia, senza svolte. Nel 2024 il procuratore Filippo Spiezia parlò di quattro piste e di un «piano organizzato». Nel 2025 gli accertamenti stabilirono che Kata non era rimasta nell’Astor e che non era uscita dagli accessi ripresi dalle telecamere; fu sperimentato anche un percorso dal cortile verso via Monteverdi, scavalcando il muro: praticabile, ma mai provato come via di fuga.
La posizione della famiglia
Katherine Alvarez ha continuato a chiedere che chi sa parli. Negli anni si è detta convinta che la figlia sia viva, forse «venduta» o affidata illegalmente a qualcuno: una convinzione personale, non un esito dell’indagine. Oggi Kata avrebbe otto anni. Nei fascicoli, l’ultima immagine resta quella di una bambina di cinque anni sulle scale dell’Astor.
Prossimi passi
La decisione sull’archiviazione spetta ora al gip del tribunale di Firenze, che dovrà valutare l’istanza della Procura. I legali della famiglia hanno anticipato opposizione alla richiesta di archiviazione.







