Tribunale Prato
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PRATO – Un imprenditore cinese titolare, tramite prestanome, di tre ditte tessili con sede a Prato è stato posto ai domiciliari con braccialetto elettronico con le accuse di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina.

L’indagine ha ricostruito che l’imprenditore avrebbe impiegato una ventina di lavoratori cinesi. In larga parte erano privi di permesso di soggiorno e producevano capi destinati anche ad alcuni brand italiani.

La misura cautelare è stata disposta dal gip di Prato. Il fermo è avvenuto dopo che l’imprenditore si è presentato alle autorità la sera di lunedì 13 luglio, al termine di alcuni giorni di ricerche.

Un precedente penale

Secondo la Procura, il protagonista dell’indagine era già stato in passato accusato di fatti analoghi, per i quali ha patteggiato una pena divenuta definitiva. All’epoca era stato denunciato da una lavoratrice che lo aveva accusato di aggressione dopo avere richiesto una retribuzione più equa.

L’attuale inchiesta è partita dalla richiesta di aiuto di due lavoratrici cinesi.

Condizioni di lavoro estreme

Secondo gli investigatori, gli operai erano impiegati in turni massacranti, con picchi di 16 ore giornaliere e lavoro sette giorni su sette, senza alcuna tutela previdenziale o assicurativa. I dipendenti sarebbero stati ospitati in due dormitori riconducibili all’attività aziendale, vicino alle fabbriche.

Gli inquirenti riferiscono inoltre che i lavoratori venivano tenuti rinchiusi all’interno degli stabilimenti per impedirne l’allontanamento, aumentare la produttività e ostacolare eventuali interventi delle forze dell’ordine. Questa prassi, avvertono, avrebbe esposto gli occupanti a un grave rischio in caso di incendio o di altra emergenza, senza possibilità di fuga.

Retribuzioni e guadagni

Le paghe sono state ricostruite attraverso i quaderni del cottimo. I salari risultano parametrati a pochi centesimi per ogni capo prodotto e, complessivamente, «ben al di sotto» dei minimi previsti dai contratti collettivi nazionali. Contemporaneamente, gli investigatori segnalano profitti «ingenti» per l’imprenditore, che è finito anche nel mirino dell’Agenzia delle Entrate per irregolarità fiscali relative a una delle sue imprese.

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