SIENA – Una sentenza destinata a fare giurisprudenza nel mondo del lavoro retail. Il Tribunale del lavoro di Siena ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Fabio Giomi, 62enne cassiere del supermercato PAM, ordinandone il reintegro immediato e condannando l’azienda al pagamento di un risarcimento.
Le motivazioni, depositate nei giorni scorsi, mettono in discussione il cosiddetto “test del carrello”, una pratica di controllo interna che, secondo il giudice, viola norme fondamentali di correttezza e tutela della salute dei lavoratori.
Il caso: dal “test del carrello” al licenziamento
Tutto inizia nel 2025, quando Giomi viene sottoposto a un controllo a sorpresa. Un mystery shopper, incaricato dall’azienda, lascia intenzionalmente oggetti non pagati nel carrello passando alla cassa. Il cassiere, non accorgendosene, non li addebita, e questo episodio viene utilizzato come pretesto per un licenziamento in tronco. PAM Panorama, la catena di supermercati, giustifica la misura come necessaria per prevenire furti e errori, ma Giomi, assistito dall’avvocato Andrea Stramaccia e supportato dal sindacato Filcams Cgil, impugna il provvedimento in tribunale.
La vertenza si conclude a fine dicembre 2025 con una vittoria per il lavoratore. Ora, con le motivazioni rese note, emergono dettagli che criticano aspramente le modalità adottate dall’azienda.
Le motivazioni del giudice: discriminazione, persecuzione e danno alla salute
Nelle 34 pagine della sentenza, il giudice entra nel merito del “test del carrello”, definendolo non solo estraneo alle mansioni ordinarie di un cassiere, ma anche lesivo di principi costituzionali e codicistici. Innanzitutto, il controllo è ritenuto discriminatorio per motivi di età: Giomi, prossimo alla pensione, sarebbe stato sottoposto a una pressione eccessiva, non commisurata alle sue condizioni fisiche e mentali.
Inoltre, la pratica è qualificata come persecutoria, in quanto crea un ambiente di lavoro ostile e ansiogeno. “Il test nuoce alla salute del lavoratore”, scrive il giudice, citando l’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di adottare misure per tutelare l’integrità psico-fisica dei dipendenti. Secondo la sentenza, esporre i cassieri a verifiche imprevedibili e punitive viola questo obbligo, potendo causare stress e danni psicologici.
Il giudice sottolinea anche che il compito di verificare il contenuto del carrello non spetta al cassiere, ma eventualmente a personale addetto alla sicurezza. “E comunque, se fosse un dovere, dovrebbe essere retribuito separatamente”, si legge nelle motivazioni, che bollano il test come una forma di controllo illegittimo e non proporzionato.
Le reazioni: “Una sentenza storica”
L’avvocato Andrea Stramaccia, che ha difeso Giomi, ha definito la decisione “storica”: “Dice chiaramente che il test del carrello nuoce alla salute e viola l’articolo 2087. È un precedente che proteggerà migliaia di lavoratori nel settore”. Il legale ha evidenziato come la sentenza riconosca il carattere discriminatorio del controllo, specialmente verso dipendenti anziani.







