FIRENZE – Quasi 40 mila zone in Toscana a pericolosità molto elevata per dissesto idrogeologico e frane. Le cosiddette “aree rosse” (P4).
Zone a rischio elevato
Invece, 108mila zone presentano un rischio elevato (P3). Parliamo del 5% e del 16% della superficie regionale, per un totale di 10 e 32 chilometri quadrati.
L’emergenza a Niscemi e le recenti piogge hanno riacceso i riflettori sul tema, con terreni sabbiosi e argillosi sotto stretta sorveglianza, inclusa la Toscana, mappata in un’unica cartografia dal Piano di assetto idrogeologico (Pai).
Adottato a marzo 2024 dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale e approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio, il Pai supera la frammentazione precedente. «Siamo l’unica Autorità di bacino ad averlo fatto per tutto il distretto», spiega la segretaria generale Gaia Checcucci. Il piano, in costante aggiornamento, identifica dissesti attivi o instabili tramite ortofoto aeree, rilievi LiDAR, dati satellitari e verifiche sul campo. «Il 70% della regione è perimetrato a rischio frana, specie in zone collinari e montane; il fondo valle è esposto alle alluvioni», aggiunge.
La Toscana vanta uno dei censimenti più dettagliati d’Italia, con circa 90mila frane catalogate, grazie al contributo di Università di Firenze, Siena e Pisa e geologi liberi professionisti. «Il livello di conoscenza è tra i più approfonditi in assoluto», conferma Marcello Brugioni, presidente dell’Ordine dei geologi toscani. Checcucci sottolinea: «Come rete siamo solidi, ma serve un migliore ordine di priorità nelle risorse. In Italia eccelliamo nella protezione civile, ora dobbiamo diventare campioni di prevenzione delle frane».
Pienza e Volterra, aree critiche
Il Pai evidenzia ampie zone P4 a Pienza e Volterra (Siena e Pisa), dove sono vietati nuovi edifici o interventi oltre manutenzione e consolidamento. A Pienza, il Cipess ha sbloccato circa 2 milioni di euro dai fondi di coesione 2021-27 per il versante del Duomo. «Tre anni fa abbiamo completato i lavori alleggerendo il tetto, sostituendo cemento armato con legno e acciaio», racconta il sindaco Manolo Garosi. «Ora sensori monitorano spostamenti della faglia attiva e un accelerometro è collegato alla Protezione civile». In corso pure interventi su viale Santa Caterina (1,2 milioni dal Mit) e sulla parete rocciosa, su suoli calcarei fragili per intemperie e movimenti geologici.
A Volterra, l’Autorità valuta ipotesi di intervento con monitoraggio costante. Sulla statale 68, gestita da Anas, da 14 mesi persiste una frana; due anni fa è crollato un tratto di mura. «Incide la vetustà unita al dissesto; il fronte sud-occidentale è il più vulnerabile», avverte il sindaco Giacomo Santi. «Serve una distribuzione equa delle risorse idrogeologiche: troppo spesso rincorriamo emergenze».







