piazza Duomo a Pienza (foto Adele Betti)
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La città della Valdorcia, “nata da un sogno d’amore e da un pensiero di bellezza”, è la grande malata quando si parla di frane e smottamenti.

Dopo la vicenda della frana di Niscemi in Sicilia, l’attenzione si è rivolta alla cittadina voluta da papa Pio II. Una città nata da un’idea di perfezione che oggi rischia di scontrarsi con la concretezza della realtà: è di grado P4, il massimo, il rischio frana nel territorio del Patrimonio Unesco. E le immagini devastanti della frana di Niscemi hanno nuovamente acceso l’attenzione sul rischio idrogeologico.

Le intense piogge delle ultime settimane hanno mobilitato le Autorità di bacino dell’Appennino Settentrionale, che da gennaio stanno seguendo i monitoraggi del Piano di Assetto Idrogeologico unico di Distretto (PAI), adottato a marzo 2024 e approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) il 29 gennaio 2026.

Quella dell’Appennino settentrionale è l’unica autorità di bacino che ha adottato un Piano di Assetto Idrogeologico unico. Piano che supera le difficoltà dovute alla frammentazione precedente.

Duomo a rischio

Il Duomo di Santa Maria Assunta a Pienza, già minacciato dalla faglia attiva che si trova proprio sotto la struttura quattrocentesca, si trova in un’area particolarmente a rischio. Il terreno su cui si erge è composto prevalentemente da argilla e terreni sabbiosi. Questa combinazione, con l’avvento delle forti piogge, perde coesione e causa uno scorrimento, estremamente pericoloso per la salvaguardia del capolavoro rinascimentale.

Il territorio pientino è stato classificato dal monitoraggio PAI a rischio P4, ossia pericolosità molto elevata, assieme ad altre 39.851 aree della Toscana. Sono invece 108.927 le aree a pericolosità elevata (P3). Il CIPESS ha sbloccato 2 milioni di euro per la salvaguardia del patrimonio Unesco, fondi che permetteranno il proseguimento dei monitoraggi e i lavori di prevenzione [LEGGI].

Secondo le Autorità di bacino dell’Appennino Settentrionale sarebbe fondamentale, nel caso di Pienza, non tanto monitorare le terre in superficie, quanto iniziare dal drenaggio delle acque sotterranee, per scongiurare la perdita di coesione del terreno argilloso e sabbioso che sorregge la città.

Il sindaco di Pienza

“Il Comune di Pienza si confronta ormai da anni con l’applicazione del piano contro il dissesto idrogeologico – spiega a agenziaimpress.it il sindaco di Pienza, Manolo Garosi -. E’ una pericolosità che fortunatamente, nonostante il clima di allarme, al momento non deve destare particolare preoccupazione”.

“Già da anni sono bloccate le concessioni edilizie. Il territorio calcareo sul quale sorge la città, in particolare il masso sul quale sorge il Duomo, ha da sempre destato preoccupazioni, e questo fin dalla costruzione della città di Pienza, quando già si evidenziarono i primi cedimenti dell’abside”, spiega il Sindaco.

“Le università stanno monitorando, ormai da anni, i movimenti geologici su Pienza: questo grazie a una rete di sensori, un accelerometro, collegato alla rete di Protezione Civile, e a rilievi satellitari che la Regione Toscana attua per verificare il movimento della faglia. Sicuramente questi 2 milioni di euro aiuteranno ad implementare questo sistema, già ampiamente collaudato”, dichiara Garosi.

Oltre al Duomo, la faglia critica interessa anche le tre passeggiate panoramiche, che si affacciano sulla Valdorcia, in particolar modo quella di Santa Caterina. “Il Ministero dei Trasporti ha finanziato i lavori, da poco cominciati, che hanno consolidato la passeggiata di Santa Caterina. Sono stati inseriti per 17 metri dei micropali di acciaio lungo la parete rocciosa, fino a intercettare la parte di roccia più resistente – spiega ancora Garosi -. A questi verranno poi aggiunte delle strutture autoportanti in cemento armato, che sorreggeranno la passeggiata. Un quarto di questi due milioni di euro verranno utilizzati per il consolidamento della parete rocciosa che sostiene questi terrazzamenti”.

Frane, in Toscana quasi 40 mila zone a pericolosità elevata

Il parere dei pientini

“Non c’è luogo più simbolico del Duomo per Pienza, e la fragilità del suo terreno si è sempre toccata con mano. Da bambini siamo cresciuti calpestando le crepe: nulla ti toglie quella sensazione di vedere l’abside sprofondare”, così commenta Stefana Lio, docente al Liceo Piccolomini di Siena, cresciuta a Pienza.

“Non credo che a Pienza questa situazione crei panico, perché Pienza è da sempre abituata a convivere con queste problematiche. Pienza nasce come città utopia: è abituata a vivere in equilibrio tra bellezza e fragilità. Casomai la frana di Niscemi ha riattivato la preoccupazione: l’impatto emotivo di certi eventi è innegabile”, commenta la docente.

“E’ altrettanto vero che dovrebbero riattivare non solo la preoccupazione, ma anche l’attenzione – prosegue -. Una prevenzione che deve rimanere attiva, perché i cambiamenti climatici accelerano ogni processo. Al giorno d’oggi nessun territorio è mai veramente in sicurezza, nessuno può sentirsi isola felix”.

“I pientini hanno fiducia nell’azione di monitoraggio e prevenzione, ma l’attenzione non deve essere legata solamente all’emergenza di turno: è importante che ognuno faccia il proprio dovere a riguardo. Pienza è patrimonio mondiale Unesco, così come la Val d’Orcia: un doppio riconoscimento che mette in mano degli strumenti da usare coscientemente”, conclude Lio.

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