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Sarebbe stata una pressione esterna sui fili antivolatili e sulla sbarra di sicurezza, posizionata sulla finestra, a causare le ferite sul volto di David Rossi.

In ogni caso le ferite riscontrate sul volto del manager sarebbero incompatibili con la caduta, casomai “compatibili con pressione di terze persone”. In particolare, hanno spiegato i consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta, con una “pressione del viso e della testa esercitata da terze persone contro contro la sbarra di sicurezza o il telaio in legno della finestra”.

Morte David Rossi. Nuova perizia sulle ferite al volto. 6 marzo Commissione a Siena

Confronto tra foto e dinamica caduta

Ne sono convinti Robbi Manghi e Adolfo Gregori, che confrontando le foto scattate il 7 marzo 2013 e utilizzando un manichino, hanno evidenziato la compatibilità delle lesioni. Impossibile, dunque, per i due consulenti che David Rossi abbia aver potuto fare tutto da solo.

Tuttavia, i due periti sono ancora allo studio per spiegare cosa possa essere successo prima che il manager Mps si trovasse in quella posizione.

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A gennaio scorso, Manghi, ospite di una puntata di Siena Tv, aveva mostrato nuovamente le immagini del corpo e le lesioni che mostrava. In particolare quelle sul braccio sinistro, che sarebbero riferibili a ferite “non compatibili assolutamente con la caduta di David Rossi ma con forti pressioni in corrispondenza dell’orologio”, mentre per quanto riguarda il gomito sinistro rotto si tratterebbe di ferite non compatibili con il contatto al selciato (da una caduta da 13 metri), ma con un movimento determinato da rotazione o pressione “forzata”.

Dunque, ferite occorse a Rossi presumibilmente nel suo ufficio e non frutto della caduta al suolo