SIENA – La giustizia tributaria in Toscana si prepara a un cambiamento significativo: secondo le ipotesi in discussione nell’ambito della riforma della geografia giudiziaria tributaria promossa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), la sede della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Siena, Arezzo, Pistoia, Massa Carrara potrebbero essere accorpata a quella di Firenze, Prato e Lucca.
La notizia ha suscitato immediato allarme nella Provincia di Siena, che attraverso una nota ufficiale ha espresso forti preoccupazioni per le possibili ripercussioni sul diritto alla difesa dei cittadini e delle imprese del territorio.
Il contesto della riforma
Il piano del Governo, in attuazione della delega fiscale e in linea con gli obiettivi di efficienza e razionalizzazione previsti dalla legge delega n. 111/2023 e dalle riforme PNRR, prevede la chiusura o l’accorpamento di numerose sedi di giustizia tributaria in Italia (22 su 103).
Per Siena in particolare, il “trasloco” verso Firenze comporterebbe la confluenza di tutti i procedimenti tributari pendenti e futuri presso la Corte di Giustizia Tributaria di Firenze. L’obiettivo dichiarato dal MEF è ridurre i costi di gestione, uniformare le prassi interpretative e concentrare risorse dove il contenzioso è più elevato, ma le ricadute territoriali rischiano di essere pesanti.
L’allarme della Provincia di Siena
La presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti, in una lettera indirizzata Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT), presieduto da Carolina Lussana, ha espresso “preoccupazione”, sottolineando come l’allontanamento della sede giudiziaria dal capoluogo senese possa compromettere l’effettivo accesso alla giustizia per i contribuenti locali. Tra i principali rischi evidenziati: maggiori costi e difficoltà logistiche per cittadini, imprese, professionisti e difensori, costretti a spostamenti frequenti verso Firenze (distante circa 70 km), con aggravio di spese di viaggio, pernottamento e perdita di tempo;
Rallentamento dei procedimenti a causa del sovraccarico della sede fiorentina;
Riduzione del diritto alla difesa per le categorie più deboli (piccoli imprenditori, pensionati, famiglie), che potrebbero essere scoraggiate dal ricorrere per contestare avvisi di accertamento o cartelle esattoriali;
Impatto sul tessuto economico locale, già provato da sfide strutturali, dove la vicinanza di un presidio giudiziario tributario rappresenta un elemento di garanzia e legalità fiscale.
“Si tratta di un’ipotesi che rischia di produrre conseguenze gravi sul diritto alla difesa e sull’accesso effettivo alla giustizia per i cittadini e le imprese senesi”, ha dichiarato la presidente, invitando a una riflessione attenta da parte delle istituzioni nazionali per preservare un equilibrio tra efficienza e prossimità del servizio giudiziario.
Le prospettive
Il piano del MEF è attualmente al vaglio del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT), presieduto da Carolina Lussana, che dovrebbe esprimere un parere entro marzo 2026. Successivamente, il provvedimento potrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro l’estate, rendendo operativo il ridisegno della mappa giudiziaria tributaria.
Nel frattempo, cresce la mobilitazione di enti locali, ordini professionali (avvocati, commercialisti, dottori commercialisti) e associazioni di categoria, che chiedono correttivi per evitare un “deserto di tutele” nelle province e nei territori.







