GROSSETO – Un archivio digitale con oltre 50 mila file pedopornografici è stato scoperto dagli investigatori durante una perquisizione a casa di un 63enne di Grosseto, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Firenze.
L’indagine, seguita dai pubblici ministeri Alessandro Moffa e Sandro Cutrignelli, è partita da attività di monitoraggio della polizia postale sui circuiti di file sharing.
Gli specialisti della sicurezza informatica avevano notato movimenti sospetti e individuato tracce riconducibili a piattaforme utilizzate per il download e la condivisione di materiale illecito. Le indagini avrebbero quindi permesso di risalire all’indirizzo dell’uomo, dove gli agenti hanno trovato un computer collegato alla rete mentre caricava e scaricava contenuti.
Durante la perquisizione sono stati sequestrati pc, hard disk, chiavette Usb e altri supporti di memoria. L’analisi forense dei dispositivi avrebbe portato al ritrovamento di migliaia di immagini e video che, secondo l’accusa, ritrarrebbero minori vittime di abusi. Gli inquirenti avrebbero inoltre rilevato ricerche online con parole chiave esplicite. Elementi che fanno ipotizzare una ricerca sistematica e una possibile partecipazione a una rete di diffusione dei materiali.
Il 63enne è stato arrestato e ieri è comparso davanti al gip Giuseppe Coniglio per l’udienza di convalida. Al termine dell’interrogatorio il giudice ha disposto gli arresti domiciliari e il divieto di uso di qualsiasi apparecchio elettronico. L’imputato è assistito dall’avvocata Francesca Carnicelli, che per la delicatezza della vicenda e la fase iniziale dell’inchiesta ha preferito non rilasciare dichiarazioni.







