Il ministro con la pettorina simbolo della vertenza senese
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FIRENZE – Crisi e Toscana un binomio che va purtroppo a braccetto. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo e sia per Piombino che per Siena ci sono discrete speranze di risalire la china.

La conferma arriva dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che in un’intervista al Tirreno, ha fatto una panoramica sulle varie situazioni.

Beko e un polo da rilanciare

«Siena sembrava finita con la crisi del Monte dei Paschi, travolta anche dagli scandali», ha ricordato Urso, sottolineando però come la banca sia stata risanata e rilanciata senza rinunciare al marchio storico.

«L’abbiamo resa appetibile sul mercato: ora si prospettano diverse opzioni di crescita. Sembrava impossibile, ma ci siamo riusciti. Anche in questo si è misurata la capacità di resilienza del nostro Paese, che finalmente può contare su un Governo che ha una visione strategica di lungo periodo». Il ministro ha poi messo l’accento sulla «riconversione produttiva della ‘fabbrica di Siena’», riferendosi allo stabilimento Beko.

«La riconversione rispecchia il cronoprogramma concordato con i sindacati, grazie alla piena sinergia tra Comune, Governo e Invitalia. A giorni sarà pubblicato il bando, in tempi record. Tutti gli impegni sono stati rispettati».

Il caso Piombino

Piombino resta al centro dell’agenda del ministero. Sull’annuncio dello sblocco di 92 milioni per il porto, Urso ha spiegato che la somma copre «il fabbisogno stimato per la realizzazione della banchina nord, destinata al gruppo ucraino», e che l’intervento è coerente con il piano finanziario dell’Autorità di sistema portuale. «Occorreva garantire la coesistenza di Metinvest e Jsw, potenziando le infrastrutture del porto», ha aggiunto, rispondendo ai dubbi sulla sufficienza delle risorse.

Il dossier acciaio

Per quanto riguarda il dossier acciaio, il ministro ha ricordato che l’accordo con Metinvest è stato firmato lo scorso luglio, ma che «restava da risolvere il difficile nodo portuale». Sui passi successivi, ha annunciato che si andrà avanti su concessioni e agevolazioni previste dai contratti di sviluppo e che l’avvio delle opere di demolizione è previsto subito dopo la pausa estiva. «A breve convocheremo i sindacati per presentare l’accordo, ormai pressoché chiuso, con Jsw», ha detto Urso, suggerendo che la firma definitiva potrebbe essere prossima.

Liberty Magona

Anche il capitolo Liberty Magona avanza, seppure con questioni legali ancora aperte. Sull’offerta vincolante di Trasteel per subentrare allo stabilimento, il ministro ha spiegato che l’esito dipende da «una risposta del curatore del fallimento della banca tedesca Greensill», attesa prima del Tavolo convocato per il 26 maggio. «L’offerta è superiore a qualsiasi altro realizzo. Non sono tollerabili ulteriori rinvii», ha avvertito.

Sicurezza occupazionale e ammortizzatori sociali restano una priorità. «C’è un impegno che garantisce tutti i lavoratori anche per il 2027», ha assicurato Urso, invitando le società coinvolte a tradurre gli accordi in investimenti concreti e nell’avvio dei nuovi impianti nei tempi previsti.

Infine, sul calendario e sulle ambizioni per Piombino, il ministro si è mostrato perentorio: «Assolutamente sì, il 2026 sarà decisivo. Puntiamo ad andare a regime nel 2029». Urso ha ricordato come, tre anni fa, Piombino sembrasse avviata alla desertificazione industriale, ma oggi — grazie agli interventi messi in campo — potrebbe tornare a produrre «sia acciai piani che rotaie, richiamando dalla cassa integrazione migliaia di occupati e contribuendo ad assicurare l’autonomia strategica dell’Italia». Ha concluso dipingendo il futuro impianto come «uno dei più avanzati al mondo dal punto di vista ambientale e tecnologico», simbolo di un rilancio industriale nel settore considerato strategico per il Paese.

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