BRA – Il mondo dell’agricoltura, della gastronomia e della cultura italiana piange la scomparsa di Carlo “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food, spentosi all’età di 76 anni nella sua Bra (Cn).
Nato nelle Langhe nel 1949, Petrini aveva capito prima di chiunque altro che il cibo non era un semplice bene di consumo, ma il centro di dinamiche sociali, economiche e ambientali complesse. La sua avventura inizia negli anni ’80, prima con la nascita di Arcigola e poi, nel 1989 a Parigi, con il manifesto internazionale di Slow Food.
Nato come reazione culturale e identitaria all’avanzata dei fast food, il movimento si è trasformato sotto la sua guida in un baluardo globale a difesa della biodiversità e delle tradizioni contadine. È a lui che dobbiamo la codifica di un trittico concettuale che ha ridefinito le regole del settore agroalimentare: il cibo deve essere buono (per il palato), pulito (per l’ambiente) e giusto (per le tasche di chi lo produce).
I Presìdi, Terra Madre e l’Università di Pollenzo
Il nome di Petrini si lega indissolubilmente a tre intuizioni: i Presìdi Slow Food nati per tutelare le piccole produzioni d’eccellenza a rischio estinzione. Terra Madre la rete mondiale che, a partire dal 2004, ha riunito a Torino le comunità del cibo, permettendo al contadino del Sud del mondo di dialogare alla pari con l’accademico occidentale. L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima al mondo nel suo genere, fondata per formare i “gastronomi del futuro”, figure capaci di coniugare scienza, economia e saperi tradizionali.
L’eredità per l’agricoltura di domani
Negli ultimi anni, Petrini aveva intensificato le sue battaglie storiche legandole strettamente alla crisi climatica e alla transizione ecologica. Ha dialogato con i giovani di Fridays for Future e con Papa Francesco (ispirando riflessioni cruciali sulla cura della “casa comune”), senza mai perdere quel radicamento contadino e quell’ironia piemontese che lo contraddistinguevano.







