La sede centrale di banca Mps
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SIENA – Non c’è pace all’ombra della Torre del Mangia. Proprio quando i numeri del bilancio – con un primo trimestre 2026 da 521 milioni di utile – e l’integrazione avviata con Mediobanca facevano sperare in una navigazione finalmente tranquilla, sul Monte dei Paschi si è abbattuta la tempesta perfetta del risiko bancario.

Da un lato la proposta di fusione “alla pari” arrivata da Banco BPM; dall’altro la risposta fulminea e massiccia di Intesa Sanpaolo che, alleata con Unipol e Bper, ha lanciato un’Opas da 30 miliardi di euro.

A Siena e in Toscana la reazione a caldo oscilla tra la vertigine per essere tornati al centro della finanza nazionale e l’atavica paura dello “spezzatino”. Perché se l’operazione di Intesa andasse in porto, l’assegnazione di oltre 650 sportelli a Bper e il passaggio del marchio sancirebbero la fine del Monte per come il territorio lo ha sempre conosciuto.

Le istituzioni fanno quadrato: Difendere il cervello a Siena

La politica locale e regionale si muove compatta, superando gli steccati ideologici per proteggere l’identità della banca più antica del mondo.

Il governatore della Toscana, Eugenio Giani, ha dettato subito la linea della Regione: “L’impegno delle istituzioni toscane, e mio personale, è di difendere la toscanità di Mps. È un colosso che deve garantire la sua attività, il suo “cervello” e i suoi lavoratori a Siena e in Toscana”.

“Nel rispetto della piena autonomia degli istituti bancari coinvolti, esprimo preoccupazione ed auspico che ogni operazione considerata strategica continui a svolgersi nel pieno rispetto dell’integrità e del radicamento territoriale, della tutela dei dipendenti e della salvaguardia del marchio di MPS. I sacrifici fatti dai dipendenti negli anni del risanamento, iniziato nel 2022 con il Governo Draghi, sono stati enormi e non possono essere vanificati oggi. Si tratta dell’industria più grande della Toscana, e siamo pronti a rappresentare al Mef e agli enti regolatori il valore economico del territorio” ha detto la Presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti.

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, che segue con apprensione le evoluzioni del Consiglio di Amministrazione di Rocca Salimbeni (che ha già bollato l’offerta di Intesa come “non concordata” e quella di BPM come “non sollecitata”). Dal Comune filtra una preoccupazione netta: qualunque sia l’esito della partita, Siena non può ridursi a mera esattoria di decisioni prese a Milano o a Torino. Il legame sociale ed economico tra la banca e le sue terre d’origine resta la linea rossa non negoziabile.

Sindacati sul piede di guerra: No a logiche puramente finanziarie

Chi non nasconde la forte preoccupazione sono le sigle sindacali, pronte a dare battaglia pur di tutelare i livelli occupazionali. Se Carlo Cimbri (Unipol) prova a rassicurare spiegando che “non ci saranno situazioni traumatiche”, i rappresentanti dei lavoratori mantengono alta la guardia di fronte alle sovrapposizioni di sportelli che un’operazione di questa portata comporterebbe.

Dura la posizione della Fisac Cgil di Siena “Non accetteremo che le lavoratrici e i lavoratori di MPS siano trattati come variabile di aggiustamento di operazioni decise altrove, in nome di logiche finanziarie che non tengono conto delle persone e del territorio”.

Il timore diffuso tra i dipendenti è che la straordinaria ristrutturazione portata avanti dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio – che ha risanato i conti riportando la banca a target di utile record – venga capitalizzata dai grandi player del mercato per scopi geopolitici interni (l’assalto indiretto di Intesa a Mediobanca e Generali), lasciando a Siena solo i cocci di un glorioso passato.

Il sentimento della città

Da settimane Lovaglio ripeteva che tutte le strade portano a Siena, certificando la rinascita del Monte. Ma la sensazione dei senesi è quella di essere spettatori impotenti di un gioco troppo grande. L’ipotesi Banco BPM, configurata come un “merger of equals” (fusione tra uguali), sembrava garantire un briciolo di complementarietà industriale in più e una parvenza di salvaguardia per le sedi storiche. L’affondo di Intesa, invece, sa di annessione pura e semplice.

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