FIRENZE – Scintille sul fronte dei vertici degli Uffizi dopo la nomina del nuovo consiglio di amministrazione decisa dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
A poche ore dalla pubblicazione dei nomi, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena e membro del comitato scientifico della Galleria, ha rassegnato le dimissioni annunciandole pubblicamente durante la trasmissione Otto e mezzo su La7.
La critica
Montanari ha definito la scelta del governo una «lottizzazione del patrimonio culturale», denunciando la presenza nel Cda di figure legate al centrodestra. «Ho appreso dalla stampa la nomina del segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, di un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, di un ex candidato di FI alla regione Toscana trombato», ha detto. «Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto», ha aggiunto, accusando il governo di pretese di egemonia culturale.
Montanari ha anche sollevato dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di una storica dell’arte con ruolo curatoriale in un importante museo straniero. «È la curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d’interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese», ha affermato. «È uno scandalo: non in mio nome», ha concluso annunciando le dimissioni e l’impegno a denunciare quanto sta avvenendo.
Il nuovo cda
I nomi del nuovo consiglio, resi noti nelle scorse ore, comprendono Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; Stefano Mugnai, ex deputato di Forza Italia; Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi; e Carmela Bambach, storica dell’arte di provata autorevolezza. Le nomine risalgono al 25 maggio, ma sono state rese pubbliche solo negli ultimi giorni.
Il ministro Giuli ha risposto alle critiche definendo le ragioni addotte da Montanari «pretestuose e decisamente deludenti» e citando con tono polemico un’espressione popolare: «Montanari se n’è ghiuto. E soli ci ha lasciato», parafrasando Togliatti per sottolineare la sua posizione.







