FIRENZE – Il gip di Firenze Alessandro Moneti ha disposto il sequestro di vaste porzioni del carcere fiorentino di Sollicciano, accogliendo la richiesta del procuratore capo Rosa Volpe e della pm antimafia Christine von Borries.
Per la prima volta in Italia, i sigilli sono scattati su tre sezioni del reparto penale (riservato ai condannati con pena definitiva), tre sezioni della sezione giudiziaria (per i detenuti in stato di custodia cautelare) e sull’area dell’Accoglienza, rendendo fuori uso circa metà della capienza dell’istituto.
L’indagine, al momento contro ignoti, ipotizza violazioni della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le ispezioni congiunte della squadra mobile di Firenze, del dipartimento di prevenzione igiene e sicurezza della Asl e della Guardia di finanza hanno confermato segnalazioni e reclami che erano partiti già nel 2025 da ricorsi dei detenuti e da provvedimenti del tribunale di sorveglianza. Nel prossimo bimestre saranno trasferiti, a scaglioni, circa 230 detenuti in altri istituti penitenziari.
Gli accertamenti
Secondo gli accertamenti, le celle e le aree comuni presentano gravi carenze strutturali: infiltrazioni d’acqua, muffa estesa sulle pareti, intonaco scrostato e presenza di animali infestanti in celle e bagni. Nella sezione Accoglienza 11 celle su 19 risultano in condizioni igienico-sanitarie pessime; gravissime sono anche le condizioni nelle sezioni 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile e nelle sezioni 9, 10 e 12 del reparto penale. In molte celle inoltre i cavi e le prese elettriche sono scoperti, violando le norme di sicurezza e esponendo a rischi sia i detenuti sia il personale penitenziario.
Per la Procura, le celle — considerate luoghi di lavoro per agenti penitenziari, medici, infermieri, psichiatri e volontari, nonché per i detenuti impegnati in attività — avrebbero dovuto rispettare «gli stessi requisiti previsti per le abitazioni civili». Secondo gli inquirenti, però, non sarebbero state stanziate le risorse necessarie per interventi di impermeabilizzazione delle facciate e di ristrutturazione interna, causa prima dell’umidità e della diffusione della muffa.
Il Dap
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha riconosciuto criticità già affrontate con interventi mirati in alcuni reparti, ma ha sottolineato la necessità di un intervento più ampio. È stata stanziata una somma di 9 milioni di euro, prevista dalla legge di bilancio 2025, destinata alla riqualificazione complessiva dell’istituto; lo scorso 15 maggio è stata aggiudicata la progettazione dei lavori e il Dap valuta di anticipare alcune opere prioritarie per accelerare gli interventi.
Le reazioni
La notizia del sequestro ha scatenato reazioni politiche e istituzionali. «Quando si arriva al sequestro di alcune sezioni vuol dire che la situazione è arrivata oltre il limite», ha dichiarato la sindaca di Firenze Sara Funaro, ribadendo la sua posizione favorevole alla chiusura, demolizione e ricostruzione dell’istituto. «Le condizioni disumane non sono più tollerabili», ha aggiunto, auspicando interventi drastici a livello ministeriale. Duro anche il commento dell’assessore al welfare del Comune, Nicola Paulesu: il provvedimento «certifica una condizione che non può più essere affrontata con misure temporanee o promesse rinviate».
Il Pd fiorentino e regionale — rappresentato dai segretari Federico Gianassi ed Emiliano Fossi — ha parlato di «fallimenti» del governo, chiedendo al ministero di assumersi responsabilità e di intervenire senza ulteriori fughe in avanti.
L’inchiesta prosegue mentre si apre la fase operativa del trasferimento dei detenuti e la progettazione delle opere di ristrutturazione: il sequestro impone ora tempi stretti per misure d’emergenza e scelte politiche sulle soluzioni strutturali di un carcere che torna al centro del dibattito pubblico per condizioni considerate inaccettabili.







